La musica d’arte nella Corte di Palazzo Mosca a Pesaro: venerdì 26 giugno Ludovico Falqui Massidda inaugura il “Wunderkammer Music Festival”
Tre concerti con giovani interpreti di rilievo nazionale. Sabato 27 c’è Elisa Maraventano, domenica 28 lo Yūgen Quartet con Marco Messa e Nicola Pantani
Venerdì 26 giugno alle ore 21.30, il giovane pianista bolognese Ludovico Falqui
Massidda apre il “Wunderkammer Music Festival” nel Cortile dei Musei Civici di Pesaro (Palazzo Mosca, Piazzetta Mosca 29).
Classe 2000, formatosi al Conservatorio di Ravenna e all’Accademia Pianistica di Imola con Stefano Fiuzzi e Jin Ju, già solista con la Harvestehuder Sinfonieorchester di Amburgo e dal 2025 pianista accompagnatore titolare del Conservatorio di Ravenna, Massidda è uno dei talenti più interessanti della nuova generazione pianistica italiana.
Il festival – tre serate dal 26 al 28 giugno – è promosso dall’associazione Wunderkammer Orchestra ETS in collaborazione con AMAT, con il sostegno del Comune di Pesaro, Regione Marche, Sistemi Klein, Istituto Ottico Ciaroni e Giardino di Santa Maria. Una proposta per chi è curioso, per chi frequenta abitualmente le sale da concerto e per chi non c’è mai entrato: la rassegna è pensata per chiunque voglia lasciarsi sorprendere dalla musica, senza confini di genere né di epoca.
Il recital pianistico di Ludovico Falqui Massidda ha un filo conduttore preciso: non le grandi architetture sonore del repertorio romantico, ma quella che si potrebbe chiamare una storia miniata della musica tra fine Ottocento e primo Novecento. Forme raccolte, linguaggi essenziali, compositori che tra le trasformazioni profonde dell’Europa di quegli anni scelsero la sottrazione invece dell’accumulo, il dettaglio invece della grandiosità.
A un brano di Rossini, presenza a sorpresa in apertura, seguono le tre Sarabandes di Erik Satie, scritte nel 1887 a ventun anni: pagine che conquistano per la libertà armonica e per un tempo musicale sospeso, lontano dal linguaggio romantico dominante. Le Barcarolle n. 8 e n. 7 di Gabriel Fauré appartengono alla maturità del compositore: l’oscillazione caratteristica del genere – nata come canto dei gondolieri veneziani – si trasforma in un flusso di introspezioni, fatto di sfumature armoniche e di continue deviazioni di significato. I 6 piccoli pezzi op. 19 di Arnold Schönberg, del 1911, portano questa estetica alle conseguenze estreme: alcuni durano meno di un minuto, ogni gesto è isolato, necessario, definitivo. La Sonata op. 1 di Alban Berg, scritta come lavoro conclusivo dei suoi studi con Schönberg, concentra l’intero percorso formale in un unico movimento, già proiettato verso un futuro diverso pur restando immerso nel linguaggio tardoromantico.
Chiude Le tombeau de Couperin di Maurice Ravel – nella selezione di Preludio, Menuetto e Rigaudon – composto tra il 1914 e il 1917 e dedicato movimento per movimento agli amici caduti in guerra. Questa suite evita qualsiasi tono elegiaco: Ravel scelse la vitalità della musica come forma di memoria, con le parole che lui stesso scrisse in una lettera: “i morti sono già abbastanza tristi nel loro eterno silenzio”.
Il 27 giugno è la volta di Elisa Maraventano, lampedusana classe 2006. Avvicinatasi allo strumento a dodici anni da autodidatta, ha inaugurato con la sua esibizione il primo pianoforte da concerto della storia di Lampedusa, acquistato grazie alla campagna di crowdfunding “Un pianoforte per Lampedusa” promossa da Paolo Marzocchi compositore pesarese e direttore artistico della Wko. Dopo gli studi presso il Conservatorio “Santa Cecilia” di Roma, la giovane pianista ha proseguito la propria formazione al Conservatorio Rossini di Pesaro e ha recentemente debuttato con la FORM Orchestra Filarmonica Marchigiana.
Il programma attraversa alcune pagine fondamentali del repertorio pianistico: la Sonata op. 10 n. 2 di Beethoven, brillante e spiritosa, il lato meno noto di un compositore che si conosce soprattutto per la grandiosità e il dramma; la Sonata op. 22 di Schumann, nata negli anni della tormentata vicenda sentimentale con Clara Wieck e tra le prove più audaci del primo romanticismo pianistico; di Ravel, Une barque sur l’océan dalle Miroirs, dove il pianoforte sembra trasformarsi in un paesaggio marino in continuo movimento, e la Sonatine, esempio di perfetto equilibrio tra raffinatezza timbrica e chiarezza formale. E Rossini, ancora una volta, a sorpresa.
Chiude il festival lo Yūgen Quartet, con Simona Cavuoto ed Eleonora Piras ai violini, Małgorzata Maria Bartman alla viola, Ulyana Skoroplyas al violoncello, il clarinettista Marco Messa e il pianista Nicola Pantani: sei musicisti per una serata che attraversa tre secoli e tre universi sonori, e sempre con un tributo – a sorpresa – a Rossini, per chiudere il festival nel segno dell’eleganza, del virtuosismo e del piacere condiviso dell’ascolto.
Il Quintetto per clarinetto K. 581 di Mozart, detto “Stadler” dal nome del clarinettista amico del compositore per cui fu scritto, è una delle opere più amate della musica da camera. Il clarinetto vi si intreccia agli archi con una naturalezza quasi vocale che Mozart non aveva mai raggiunto prima, in un dialogo capace di essere al tempo stesso luminoso e malinconico.
Il Quartetto per pianoforte op. 47 di Schumann è una pagina di straordinaria intensità espressiva, tra i vertici del Romanticismo cameristico: musica che alterna slanci appassionati e momenti di intima contemplazione, lasciando un segno difficile da dimenticare.
L’Ouverture su temi ebraici op. 34 di Prokofiev porta con sé una storia curiosa. Nel 1919, a New York, i musicisti dello Zimro Ensemble, ex compagni del compositore al Conservatorio di San Pietroburgo, gli chiesero di scrivere un brano per il loro insolito organico – clarinetto, quartetto d’archi e pianoforte – consegnandogli un quaderno di melodie della tradizione ebraica. Prokofiev inizialmente esitò, poco incline a lavorare su temi non suoi; poi una sera sfogliò quel quaderno, si sedette al pianoforte e nel giro di due giorni il pezzo era terminato. Ne nacque una partitura che alterna episodi danzanti e festosi a momenti di intensa nostalgia, evocando le sonorità della tradizione klezmer e affidando al clarinetto un ruolo di primo piano.
> Biglietti
intero 20 euro; ridotto 15 euro per i soci WKO, 10 euro per under 18 e portatori di handicap. Acquisto online su vivaticket.com, nelle biglietterie del circuito AMAT/Vivaticket, al Teatro Sperimentale di Pesaro (via Rossini, dal mercoledì al sabato ore 17-19) o sul posto da un’ora prima dell’inizio dei concerti
> Info
www.wunderkammerorchestra.com info@wunderkammerorchestra.com – tel. 366 6094910