DIG! IL NUOVO ALBUM DEI MAMAS GUN CHE FA BENE ALL’ANIMA
La formazione britannica di 5 elementi Mamas Gun pubblica il sesto album DIG!, con il falsetto dorato del frontman Andy Platts che guida gli ascoltatori attraverso 11 canzoni amorevolmente curate, tra paesaggi sonori lussureggianti di soul, jazz e funk, registrati direttamente su nastro analogico e che celebrano il meglio del passato e del presente.
C’è una vera alchimia in DIG!, il sesto album in studio della band britannica di cinque elementi Mamas Gun: una rara fratellanza creativa di musicisti appassionati con un talento innato per creare musica che suona e si percepisce senza tempo. Andy Platts, il frontman e autore dei testi con il falsetto d’oro; il batterista Chris Boot, la spina dorsale della band, che fornisce i groove più pesanti con la leggerezza di un musicista jazz; il bassista Cameron Dawson, che riecheggia con audacia lo spirito di James Jamerson ma con un suono melodico unico; Terry Lewis, un chitarrista il cui gusto, sensibilità e vocabolario musicale apportano un’autenticità old school fondamentale; e, ultimo ma non meno importante, Dave Oliver, un dinamico tastierista la cui profonda padronanza del pianoforte, del Wurlitzer e dell’organo Hammond unisce con facilità il jazz, il gospel e il soul.

(photo: Ko Photography Taiwan)
Un sound autentico, organico e profondamente soul, il tutto registrato dall’ingegnere del suono e proprietario dello studio Neil Innes direttamente su nastro analogico a 16 tracce presso gli All Things Analogue Studios di Leeds, nel Regno Unito. La missione: catturare il suono di 5 musicisti al culmine della loro carriera, uniti per dare vita a 11 brani creati con amore, in un modo che celebra il meglio del passato e del presente. Il risultato è un successo strepitoso, con performance intime che ti trasportano nella stessa stanza con la band mentre la magia si dispiega. A proposito della principale motivazione del gruppo, Andy Platts afferma: “Per noi, il successo non consiste nel vendere milioni di dischi, ma nel realizzare dischi migliori a ogni passo e nel riuscire a connetterci veramente con le persone attraverso la musica”.
“C’è una profonda verità in quello che facciamo”, afferma Cameron Dawson. “Riguarda noi come gruppo, cinque musicisti in una stanza, che interagiscono tra loro, che entrano nel ritmo, non si può fingere, è quanto di più reale si possa ottenere.”
“E, cosa importante, ci divertiamo”, aggiunge Dave Oliver, “perché fare musica con amici come questi è il massimo del divertimento! Penso che si possa sentire nei nostri dischi”.
DIG! è sicuramente un album speciale, reso ancora più tale dalla collaborazione con il leggendario artista americano Brian Jackson, partner di Gil Scott-Heron nella scrittura di canzoni e collaboratore di artisti come Roy Ayers, Earth, Wind & Fire, e il cui lavoro è ancora frequentemente campionato da artisti del calibro di Kendrick Lamar. Presente nell’eccezionale title track in stile jazz-funk “DIG!”, la collaborazione rappresenta un momento culminante per la band. “Che onore assoluto!”, esclama Chris Boot. “Brian è una vera leggenda, siamo stati felicissimi di sapere che era già un nostro fan. Lavorare con persone come Brian, che ci ha ispirato quando eravamo musicisti emergenti, è davvero qualcosa di speciale.”
Andy dice: “Dal punto di vista del testo, la canzone parla di non prendere tutto per oro colato, come spesso accade nel mondo in cui viviamo. Bisogna grattare oltre la superficie e arrivare al cuore del problema. Ho conosciuto Brian nel 2006, quasi all’inizio della mia carriera, e nel 2025 avevo già scritto all’80% la canzone “DIG!”. Aveva bisogno di un tocco finale e di un pizzico di magia. Brian era in tour nel Regno Unito e, su mio suggerimento, è venuto nel mio studio a trovarmi. Quello che sentite è il risultato. È una canzone di cui io e lui siamo molto orgogliosi.”
I temi trattati in questo album sono universali: amore, famiglia, speranza, redenzione e, come tutta la grande musica soul, la capacità di trovare conforto nei momenti difficili. Sebbene gran parte degli arrangiamenti e della produzione dell’album siano stati curati da diversi membri del gruppo, al centro della composizione c’è Andy Platts, la cui collaborazione con gli altri membri della band e con altri, come il collaboratore di lunga data Conner Reeves, aggiunge ulteriore varietà musicale e interesse ai testi.

Il primo singolo dell’album, “Food For The Flames”, è stato scritto in collaborazione con il chitarrista Terry Lewis, uno dei membri più longevi della band, il cui contributo fondamentale ha conferito al brano la sua suggestiva atmosfera. È stato testato durante l’ultimo tour della band ed è diventato uno dei brani inediti più amati dai fan.
Sebbene “Food for the Flames” sia stata una delle prime canzoni ad essere completata, una delle ultime a essere terminata è stata “The Proof”, un allegro brano gospel funk che ricorda Stevie Wonder, con una straordinaria performance al basso di Cameron Dawson. Il testo, nato da una conversazione notturna tra Andy Platts e Dio, la religione e il cosmo, avverte: “Ascoltate attentamente, non sto dicendo quello che potreste pensare la prima volta che lo sentite”.
“Wings”, un altro momento culminante di questo album ricco di momenti memorabili, mostra un altro lato della destrezza musicale della band, attingendo al loro amore condiviso per il jazz, presente nel pianoforte acustico in stile Lou Donaldson Alligator Boogaloo, nei sussurri del piatto ride in stile Blue Note e nei lampi di chitarra in stile Grant Green.
C’è poi l’atmosfera soul da strada di “Living On Mercy”, un brano che, in definitiva, cerca la redenzione, senza mai perdere la speranza. “Registrandola, questa è stata una di quelle canzoni in cui meno è meglio, lasciando che la canzone respiri”, dice Dave Oliver, che contribuisce al brano con delle parti ipnotiche e di spicco suonate con il Wurlitzer.
“Phantom Love” porta l’album fuori dai sentieri battuti, in un luogo più oscuro e introspettivo. Con gli spazi aperti che giocano un ruolo chiave nel suono di questo album, le code di riverbero e le texture percussive (per gentile concessione di Paul Elliott) sono importanti nella tavolozza sonora tanto quanto la band e le voci. Un finale di sintetizzatore psichedelico a cascata offre un contrappunto avventuroso agli altri brani più concisi di DIG!.
“Joy”, invece, scritta da Andy Platts e Conner Reeves (il duo ha anche scritto i precedenti singoli dei Mamas Gun “This is the Day” e “You Make My Life A Better Place”), è proprio questo: pura gioia incontenibile, vibrazioni preziose, positive e decisamente vitali che emergono dagli altoparlanti, complete di cori squillanti nel finale, cantati dalla figlia di Andy, Frankie.
“First Time In A Long Time” è invece una splendida ballata a tempo medio costruita su un classico break di batteria in stile boom-bap e un brano la cui atmosfera è il risultato di una delle tante esplorazioni collaborative di Dave Oliver e Chris Boot, alla ricerca di nuovo materiale potenziale per i Mamas Gun. Anche qui il duo Platts e Reeves intesse la loro musica con un testo pacatamente ottimista, mentre i cori old school registrati con un solo microfono (con il falsetto sospirato di Cameron Dawson) rendono il tutto ancora più memorabile.
“Had Me At Goodbye”, un altro brano scritto a quattro mani da Platts e Reeves che richiama il classico sound soul di Philadelphia, sulla scia di The Stylistics e The Delfonics, dimostra ancora una volta la brillante capacità del gruppo di arrangiare e fondere armonie vocali, una delle loro armi segrete. “Adoriamo il modo in cui Marvin Gaye ha usato i cori, dolci ma incisivi, che elevano sempre il livello del brano. Non sono lì solo per passare dalla strofa al ritornello”, dice Chris Boot. “Con ogni album, siamo diventati sempre più forti. Con DIG! sento che come band abbiamo davvero raggiunto un buon livello e il fatto che il processo sia stato così semplice e piacevole ne è la dimostrazione”.
Riflettendo sui master finali dell’album, Terry Lewis commenta: “Canzoni potenti, suoni ricchi, coesione musicale, ottimi arrangiamenti e performance. Ho ascoltato questo disco più intensamente di qualsiasi altro precedente, e non mi stanca mai”. Andy Platts conclude: “La musica non è fatta per esistere nel vuoto, ora l’obiettivo è prendere questa musica che amiamo e di cui siamo così orgogliosi e usarla per entrare in contatto con quante più persone possibile”. In effetti, in tempi turbolenti, la musica dei Mamas Gun riesce a connettersi e rappresenta un gradito balsamo per l’anima. Stimolante, introspettivo, nutriente e prezioso, DIG! è una vera delizia da ascoltare e senza dubbio il loro album più riuscito fino ad oggi.

(photo: Ko Photography Taiwan)
Note di copertina di Brian Jackson
<< C’è la convinzione persistente che la musica soul avesse una data di scadenza, che la musica dell'”Età dell’Oro” – gli anni ’60 e ’70 – sia stata l’ultima volta in cui il genere è stato veramente vivo. Ci si chiede: cosa la rendeva così bella a quei tempi? Ascoltando questo album, ho alcune riflessioni in merito. Il segreto non sta negli strumenti vintage, ma nell’intento. Mamas Gun comprende che per costruire su strutture collaudate, bisogna prima capire dove e come sono state gettate le fondamenta. Piuttosto che ricreare un vecchio spazio, Dig! è una lezione magistrale di architettura sonora all’avanguardia. >>
Dig! è pubblicato dall’etichetta Candelion.