TEATRI D’AUTORE AL CONCORDIA DI SAN COSTANZO, GIOVEDÌ 4 APRILE CON CATERINA GUZZANTI E FEDERICO VIGORITO IN SECONDO LEI

Teatri d’Autore, stagione di prosa nei teatri storici della provincia di Pesaro e Urbino organizzata da AMAT con i Comuni del territorio e con il contributo della Regione Marche, del MiC e della Provincia di Pesaro e Urbino, prosegue giovedì 4 aprile al Teatro della Concordia di San Costanzo con Secondo lei, spettacolo scritto e diretto da Caterina Guzzanti, con Caterina Guzzanti e Federico Vigorito.

Caterina Guzzanti affronta, in questo spettacolo prodotto da Infinito e Argot produzioni con la supervisione di Paola Rota, un tema universale e su cui il dibattito oggi è più aperto e vivo che mai. «Secondo lei – si legge nella presentazione dello spettacolo – è uno spettacolo sulla fragilità, un lungo, intimo, delicato flusso di pensiero dal punto di vista femminile, sulle dinamiche nascoste che regolano i rapporti di coppia. Una prospettiva di parte, ma aperta e mai giudicante, che in modo perentorio pone al centro una profonda riflessione sulla giustezza della coppia a tutti i costi. L’amore idealizzato come luogo sicuro e salubre diventa negazione quotidiana e sistematica del bisogno e del desiderio altrui, un silenzioso campo di battaglia in cui fraintendimenti e necessità affondano goffamente in un pantano di aspettative tradite e promesse disattese, mentre il solo imbarazzante desiderio sarebbe quello di essere capiti, accettati e perdonati. Secondo lei è una storia sulla crisi tanto del maschio quanto della femmina, nella quale dolore e ironia convivono nel paradosso della coppia, in cui ognuno riconoscerà tante storie. Da dove viene la sensazione che per diventare adulti ci si debba rifugiare nell’altra persona anziché investire nella propria indipendenza? Perché non scappiamo a gambe levate neanche quando nella coppia ci sono più compromessi che felicità? La letteratura, 60 anni dopo l’esistenzialismo di Simone De Beauvoir, sembra l’unica forma capace di restituire proprio l’incomunicabile di cui parla Secondo lei, perché ancora oggi c’è bisogno di constatare che queste esperienze sono le stesse dei nostri simili, a prescindere dagli strumenti che si hanno a disposizione».

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