“THE POWERS THAT BE”: IL RITORNO DA SOLISTA DEL MITO DEL FUNK J. DYNAMITE
Dopo oltre due decenni trascorsi a plasmare, dietro le quinte, la scena moderna del soul, del funk e del “rare groove”, Jeff Silverman – meglio conosciuto come J. Dynamite – esce allo scoperto con una visione tutta sua: il suo album da solista, “The Powers That Be”.
Questo lavoro segna un nuovo capitolo per un artista che ha lasciato un’impronta indelebile nel panorama soul e funk contemporaneo. In qualità di co-fondatore della Truth & Soul Records, Dynamite ha giocato un ruolo fondamentale nel revival soul newyorkese, sviluppatosi attorno a etichette come Desco, Soul Fire, Truth & Soul e Daptone Records. È stato produttore dell’album “Good Things” di Aloe Blacc e, in seguito, ha messo il suo fiuto per il groove e le atmosfere al servizio del mondo dei videogiochi, lavorando come produttore di colonne sonore per Rockstar Games in titoli quali “GTA V” e “RDR 2”.

Con “The Powers That Be”, J. Dynamite torna a collaborare con molti dei musicisti che hanno contribuito a definire la rinascita del funk e del soul. L’album vede la partecipazione del bassista pluripremiato ai Grammy Nick Movshon il cui curriculum include produzioni per la Truth & Soul, il brano “I Need a Dollar” di Aloe Blacc e l’album “Back to Black” di Amy Winehouse —, di Stuart Bogie (Antibalas / TV on the Radio / Sharon Jones & The Dap-Kings) al flauto e al sassofono, del chitarrista Luke O’Malley (Antibalas / The Roots), del tastierista Jake Pinto (Magic City Hippies), di Miles Francis (Antibalas / EMEFE) alla batteria, del vibrafonista Angelo Outlaw, del percussionista latin premiato ai Grammy Reinaldo DeJesus, di Vincent John (Eraserhood Sound) e di una schiera di collaboratori di lunga data.

Nonostante il trascorso dei musicisti coinvolti, “The Powers That Be” non è, per precisa scelta, un’operazione nostalgia. Dynamite trasforma il bagaglio di esperienze accumulato in una lunga carriera in qualcosa di immediato, personale e proiettato verso il futuro. L’album non è una retrospettiva, bensì l’occasione per scoprire cosa accade quando un produttore, forte di decenni di storia musicale, mette finalmente il proprio nome al centro del disco. Ispirandosi allo spirito audace di artisti come Roy Porter, Donald Byrd, Del Jones e Marcus Belgrave, Silverman ha voluto superare i cliché ormai fin troppo noti del contemporaneo “cinematic soul”. Ha invece costruito un lavoro basato su ritmi incalzanti, invenzioni melodiche e un costante senso di movimento: una musica pensata tanto per chi balla quanto per chi ama l’ascolto più attento e profondo.
Il risultato è un sound che appare al contempo vintage e futuristico, attingendo al lessico del soul, del funk, del jazz e della musica latina, senza però adagiarsi comodamente in una sola categoria. Per i fan di lunga data, “The Powers That Be” segna il ritorno di un produttore la cui influenza ha lasciato il segno in gran parte del rinascimento soul e funk degli ultimi venticinque anni. Per tutti gli altri, rappresenta il biglietto da visita di un artista che, dopo aver contribuito per decenni a definire le tendenze del settore, racconta finalmente la propria storia. Con questo nuovo album, J. Dynamite non si limita a rileggere il passato ma torna a essere protagonista del dibattito musicale.