ESPLORAZIONE SONORA SENZA CONFINI

Il duo italiano Varv, con Andrea Cappi alle tastiere e Francesco Mascolo alla batteria, pubblica il secondo album Transit sulla label Off Record, un dialogo intimo ma dinamico tra pulsazioni sintetiche e improvvisazione, che mescola jazz contemporaneo, elettronica e sottili reminiscenze rock.

Dopo il debutto Lowlands del 2024, il duo Varv — progetto crossover formato da Andrea Cappi alle tastiere e Francesco Mascolo alla batteria — torna sull’etichetta belga Off Record con il secondo album Transit, un lavoro che approfondisce e amplia l’esplorazione tra linguaggi musicali differenti alla base del progetto, muovendosi tra jazz contemporaneo e elettronica, con qualche richiamo rock. I sei brani dell’album delineano un dialogo intimo e dinamico tra i due musicisti. Qui, il suono rappresenta il fulcro della ricerca compositiva: sequenze elettroniche, strutture scritte e improvvisazione si intrecciano in forme ora aperte e fluide, ora più definite e rigide, capaci di evolversi continuamente lungo il percorso. Cappi modella paesaggi sintetici pulsanti, mentre Mascolo risponde con fraseggi ritmici elaborati e contaminati da varie influenze.

(photo Davide Piferi De Simoni)

Il titolo Transit evoca appunto una condizione di passaggio: uno spazio sospeso in cui nulla è rigidamente definito ma ogni elemento rimane in bilico, plasmabile e in stato di continua possibilità. Il disco esplora alcune delle relazioni possibili tra jazz contemporaneo ed elettronica; mentre le tastiere lavorano dividendosi i ruoli tra linee di basso, tappeti sonori, loop e synth lead, la batteria si muove attraverso una gamma articolata di soluzioni timbriche e ritmiche creando un interplay continuo dove equilibrio e contrasti si alternano.

L’album si apre con “Bright” che evoca un’esplosione di luce sonora. Un tappeto di sintetizzatore pervade il tutto creando uno spazio luminoso e avvolgente; sotto, frasi di basso irregolari danno vita ad un tema obliquo e imprevedibile. Da questa luce si passa a “Wormhole” che inghiotte l’ascoltatore in un vortice sonoro privo di riferimenti, provocando uno smarrimento improvviso, un risucchio caotico dentro la materia instabile del suono.

“Place to Digress” apre uno “spazio per divagare”: mentre una sequenza di synth ininterrotta fa da trama minimale, il pianoforte danza tra tonalità e atonalità, tessendo frammenti ripetuti su cui la batteria irrompe con echi rock. Il gioco si fa seducente in “Vice”, dove un tema semplice e cantabile si lascia andare a un’erosione temporale: da una ritmica groovy il tutto si dilata in un rallentamento graduale, per poi riemergere in una nuova veste metrica, sorretto da una possente sequenza di basso synth.

“Arkose” è puro istinto primordiale: un tema minimale introduce due ostinati di basso – uno principale per il tema e solo di tastiera, l’altro per il solo di batteria. Da toni caldi e immersivi, emerge un synth lead ruvido, che come una lama rocciosa scava nelle viscere della terra.

Chiude il cerchio “Drifters’ Deal”, un patto tra vagabondi cosmici: qui una serie di loop di tastiere si sovrappongono e intrecciano tra loro, scivolando in un viaggio ipnotico e senza meta: la ripetizione è la chiave per un universo dove non si fanno domande, solo si fluttua, legati da un tacito accordo di non interferenza.

Transit è un percorso sonoro immersivo e instabile, dove sequenze in evoluzione e textures primordiali si muovono lungo le frontiere del nu jazz elettronico – una deriva cosmica verso l’ignoto per ascoltatori attenti.

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