Subacquea, nuova governance e ricerca scientifica: ad Ancona il primo banco di prova operativo della legge 9/2026

La dimensione subacquea entra stabilmente nel perimetro della governance strategica nazionale e della blue economy. È questo il quadro emerso dal convegno “Evoluzioni normative sulle attività subacquee e impatti sulla subacquea scientifica”, ospitato a bordo della MSC Aurelia della compagnia SNAV nel porto di Ancona, che ha riunito istituzioni, Marina Militare, Capitanerie di Porto, università, centri di ricerca e operatori industriali per analizzare le ricadute operative della legge 26 gennaio 2026, n. 9. Un provvedimento che segna un cambio di paradigma nella regolazione delle attività subacquee civili, introducendo per la prima volta un assetto organico su sicurezza, autorizzazioni, qualifiche professionali e coordinamento interistituzionale. Un intervento che, secondo quanto emerso nel confronto, apre una nuova fase per il settore ma allo stesso tempo rende evidente un punto ancora non completamente risolto: la piena definizione normativa della subacquea scientifica come ambito autonomo rispetto al lavoro subacqueo professionale. L’evento è stato organizzato dal Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente (DISVA) dell’Università Politecnica delle Marche, con il supporto del Comando della Capitaneria di Porto di Ancona e del Comando Scuole della Marina Militare, e si colloca nel cuore della trasformazione della governance del mare, dove sicurezza, ricerca e infrastrutture critiche convergono in un unico spazio regolatorio.

Ad aprire i lavori è stato Luigi Merlo, Direttore dei Rapporti istituzionali per l’Italia del gruppo MSC, Presidente onorario di Federlogistica e membro del board di Assarmatori, che ha inquadrato la dimensione subacquea come nuova frontiera della competitività logistica e industriale del Paese. Nel saluto istituzionale sono intervenuti anche Marco Battino, Assessore ai rapporti con le università del Comune di Ancona, e Francesco Regoli, Delegato alla Ricerca dell’Università Politecnica delle Marche, che ha richiamato il ruolo della ricerca scientifica come componente strutturale della gestione del mare profondo. Il quadro istituzionale è stato completato dagli interventi dell’Ammiraglio di Squadra Stefano Barbieri, Comandante delle Scuole della Marina Militare, dell’Ammiraglio Ispettore Vincenzo Vitale, Direttore Marittimo delle Marche e Comandante del Porto di Ancona, che hanno sottolineato il ruolo del porto come piattaforma logistica e tecnologica della nuova economia subacquea.

Nel corso della prima sessione, il dibattito si è concentrato sull’impatto della legge 9/2026 sulla struttura operativa della subacquea italiana. Il Professor Carlo Cerrano, ordinario di Zoologia presso il DISVA e Vicepresidente AIOSS, ha posto il tema dell’adattamento dei protocolli scientifici alla nuova disciplina normativa, evidenziando come la ricerca marina si trovi oggi nella condizione di dover riallineare pratiche operative e procedure di immersione a un quadro regolatorio in evoluzione, con effetti diretti sulla continuità dei progetti di monitoraggio ambientale. Il Contrammiraglio Giulio Marino Cappelletti, Direttore della Struttura Operativa del Polo Nazionale della Dimensione Subacquea della Marina Militare, ha invece inquadrato la subacquea come infrastruttura strategica duale, civile e militare, sottolineando il ruolo del Polo come piattaforma di sviluppo tecnologico e scientifico nazionale. Il tema della sua relazione si è concentrato sul rafforzamento delle capacità operative del sistema Paese nella dimensione underwater, in un contesto di crescente competizione internazionale. Il Contrammiraglio Edoardo Balestra, del Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera, ha affrontato il nodo della resilienza delle infrastrutture subacquee, tema sempre più centrale nella sicurezza energetica e digitale, e quello della governance del Mediterraneo, con particolare riferimento ai modelli di cooperazione internazionale. Il Contrammiraglio Fabrizio Giovannone, Capo Reparto Affari Giuridici delle Capitanerie di Porto, ha analizzato invece gli effetti operativi della riforma sul sistema autorizzativo e sui registri professionali degli operatori tecnici subacquei, soffermandosi sul tema della catena delle responsabilità amministrative e sulla gestione dei mezzi subacquei complessi, inclusi i sistemi avanzati impiegati nelle missioni di ricerca in mare profondo. Il Capitano di Fregata Pierpaolo Rizzo, del Dipartimento per le Politiche del Mare della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha illustrato la struttura di coordinamento prevista dalla nuova disciplina, con particolare attenzione all’integrazione tra amministrazioni centrali e autorità marittime.

Il confronto si è poi spostato sulle implicazioni operative e scientifiche della nuova regolazione.

Il Dottor Pasquale Longobardi, direttore del Centro Iperbarico di Ravenna e rappresentante SIMSI, ha affrontato il tema della medicina subacquea come variabile critica della ricerca scientifica, evidenziando come la risposta fisiologica individuale degli operatori rappresenti un fattore determinante nei protocolli di immersione scientifica e richieda un’integrazione strutturale nei sistemi di autorizzazione e sicurezza. Il Dottor Saimon Conti, amministratore unico di CNT Technologies, ha invece collegato la dimensione normativa alla sicurezza delle infrastrutture portuali e sottomarine, richiamando il ruolo dei sistemi di monitoraggio avanzato e delle tecnologie di ispezione come strumento non solo di sicurezza, ma anche di prevenzione e controllo economico del rischio.

La seconda sessione del convegno, dedicata al confronto operativo “Dalla norma al mare: esperienze reali di subacquea scientifica e operativa”, ha rappresentato il momento di sintesi tra approccio regolatorio e applicazione concreta. Il dibattito ha evidenziato come la legge 9/2026, pur introducendo un sistema organico di sicurezza e governance, lasci ancora aperta la questione della piena definizione della subacquea scientifica come ambito autonomo, con possibili impatti su tempi autorizzativi, uniformità delle procedure e gestione delle campagne di ricerca in ambiente complesso.

Il coordinamento dei lavori è stato affidato a Gabriele Costantini, direttore di Adriaeco e giornalista de Il Secolo XIX – Blue Economy, che ha guidato il confronto tra relatori e istituzioni lungo la linea di intersezione tra norma, operatività e innovazione.

Il convegno si è chiuso con una convergenza su un punto chiave: la legge 9/2026 rappresenta un avanzamento strutturale nella governance della dimensione subacquea, ma apre contestualmente una fase di implementazione in cui sarà decisivo il coordinamento tra istituzioni, comunità scientifica e sistema industriale. In questo contesto, la subacquea scientifica emerge come uno degli ambiti più sensibili della transizione normativa, dove la capacità di tradurre la regolazione in strumenti operativi coerenti diventa fattore determinante per la competitività del sistema Paese nella blue economy. In particolare, la ricerca sviluppata dal DISVA dell’Università Politecnica delle Marche – articolata in attività di ecologia e biologia marina, oceanografia, monitoraggio degli ecosistemi costieri e profondi, analisi della biodiversità, studio degli impatti antropici e progetti di ripristino ambientale, condotti sia in laboratorio sia direttamente in mare attraverso campagne di campionamento e sperimentazione – rappresenta un esempio concreto di come la dimensione scientifica subacquea richieda un quadro normativo capace di accompagnare operatività complesse, interdisciplinari e spesso svolte in contesti ad alta variabilità ambientale.

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