Sigismondo Rivive a Rimini Ricostruzione filologica dell’armatura e degli abiti di Sigismondo Pandolfo Malatesta
Venerdì 10 luglio, Rimini ha ospitato una giornata dedicata a Sigismondo Pandolfo Malatesta, promossa dal Comune di Gradara in collaborazione con il Comune di Rimini e il Museo Civico Luigi Tonini, per presentare al pubblico il progetto di ricostruzione storica e filologica dell’armatura, della spada e degli abiti cerimoniali del Signore di Rimini.
L’iniziativa nasce dal progetto realizzato dal Comune di Gradara nell’ambito del Bando Borghi Linea B,
che ha visto l’Amministrazione impegnata in un articolato percorso di ricerca, studio e ricostruzione dell’apparato armamentario e degli abiti cerimoniali di Sigismondo Pandolfo Malatesta, così come raffigurati negli affreschi del Tempio Malatestiano.
La giornata si è aperta alle ore 11.30, presso la Sala degli Arazzi del Museo Civico Luigi Tonini di Rimini, con un’anteprima dedicata alla stampa, durante la quale sono intervenuti studiosi, ricercatori, artigiani e rappresentanti istituzionali che hanno contribuito alla realizzazione del progetto.
In quest’occasione, sono state presentate in anteprima la replica dell’armatura di Sigismondo Pandolfo Malatesta, il cimiero da battaglia, gli speroni, la targa da giostra, il farsetto e gli apparati tessili ricostruiti a partire dai resti di tessuto riconducibili al Malatesta.
All’incontro sono intervenuti Filippo Gasperi, Sindaco di Gradara; Federico Mammarella presidente di Gradara Innova; Florian Messner, archeologo dell’Università di Innsbruck; Elena Baistrocchi, Direttrice della Fondazione Arte della Seta Lisio di Firenze; Paola Fabbri ed Erika Tamburini esperte in ricostruzione di abbigliamento storico; Ezio Zanini, esperto in storia e tecniche della falegnameria tra Medioevo e Rinascimento
L’iniziativa è proseguita alle ore 21.00 quando è stato reso omaggio alla figura di Sigismondo Pandolfo Malatesta con la rievocazione di un corteo storico che ha attraversato il centro di Rimini. Al corteo hanno preso parte associazioni storiche di Gradara e del territorio, tra cui Corte Malatestiana di Gradara, Corpo di Guardia di Gradara, Famaleonis, Compagnia di ventura dell’Olifante, Corte di Olnano e Compagnia dell’Istrice, Compagnia di San Martino e Tamburi e Musici San Michele della Pro Loco di Mondaino-Palio del Daino e lo scrittore amanuense Stefano Gelao.
Il corteo ha preso l’avvio dall’area del Ponte di Tiberio / Piazzetta dei Servi per poi attraversare Piazza Malatesta e raggiungere Castel Sismondo, dove è stata richiesta l’autorizzazione per ricreare una scena storica di forte impatto: l’uscita dal portone del castello di Sigismondo Pandolfo Malatesta, impersonato da Federico Mammarella, con indosso la replica dell’armatura del Signore di Rimini. Il percorso è proseguito verso Piazza Tre Martiri per poi arrivare all’Arco di Augusto e infine concludersi presso il sagrato del Tempio Malatestiano, Duomo di Rimini.
La manifestazione è stata resa possibile grazie alla collaborazione tra le città di Gradara e Rimini, unite da una comune eredità malatestiana, e ha rappresentato al tempo stesso un momento di divulgazione del grande lavoro filologico, scientifico e artigianale svolto negli ultimi due anni per restituire al pubblico l’immagine storica di Sigismondo Pandolfo Malatesta.
Il corteo ha avuto inoltre la finalità di promuovere Assedio al Castello, in programma a Gradara dal 17 al 19 luglio, dove sarà nuovamente possibile ammirare l’armatura e gli abiti di Sigismondo Pandolfo Malatesta.
Le dichiarazioni
Filippo Gasperi, Sindaco di Gradara
«Questo progetto nasce dalla consapevolezza del forte legame storico e culturale che unisce il nostro territorio alle terre malatestiane e alla figura che più di ogni altra le rappresenta: Sigismondo Pandolfo Malatesta.
Parliamo di un personaggio di altissimo profilo storico, militare e culturale, protagonista assoluto del Quattrocento italiano, ma per molti aspetti ancora tutto da riscoprire. Con questo lavoro di ricostruzione filologica dell’armatura, degli apparati militari e degli abiti cerimoniali, vogliamo contribuire ad aprire una nuova stagione di studio, divulgazione e valorizzazione di questa straordinaria figura.
La collaborazione tra Gradara, Rimini, Bienno, le Università, gli studiosi e gli artigiani coinvolti dimostra quanto la storia possa ancora oggi diventare occasione di ricerca, promozione culturale e identità condivisa. Desidero ringraziare in modo particolare Ferruccio Farina, per il prezioso supporto e per lo stimolo costante che ha saputo offrire lungo tutto il percorso».
Ottavio Bettoni, Sindaco di Bienno
«La presentazione dell’armatura realizzata nell’ambito del progetto di Gradara rappresenta per Bienno un importante motivo di orgoglio. Non soltanto per aver preso parte a un’iniziativa di alto valore storico e culturale, ma soprattutto perché essa testimonia come il patrimonio di conoscenze custodito dalla nostra comunità sia ancora oggi vivo, autentico e capace di contribuire alla ricerca storica.
Bienno è un borgo che ha costruito la propria identità sul ferro, sull’acqua e sul lavoro dell’uomo. Per secoli le nostre fucine hanno rappresentato uno dei più importanti poli siderurgici dell’arco alpino, una tradizione che oggi continua a vivere nella Fucina Museo, dove il ferro viene ancora lavorato sfruttando la forza dell’acqua e dei grandi magli idraulici.
La collaborazione con Gradara nasce proprio da questa continuità tra passato e presente. Dall’incontro tra i nostri maestri fabbri e le competenze di Giovanni Sartori nella ricostruzione storica delle armature è nata un’attività di ricerca e sperimentazione che dimostra come il sapere artigiano possa ancora oggi dialogare con la ricerca storica, producendo cultura, conoscenza e nuove opportunità di valorizzazione.
Per Bienno aver preso parte a questo progetto significa vedere riconosciuto il valore di un patrimonio immateriale costruito in secoli di storia e tramandato fino ai giorni nostri. Il nostro ringraziamento va ai maestri fabbri, a Giovanni Sartori e all’Amministrazione comunale di Gradara, con cui condividiamo aspetti importanti di storia, tradizione e identità».
Prof. Daniele Sacco, Università degli Studi di Urbino Carlo Bo
Professore di Archeologia cristiana, tardoantica e medievale – Dipartimento di Scienze della Comunicazione, Studi Umanistici e Internazionali
«Poter contribuire a far rivivere la figura di Sigismondo Pandolfo Malatesta in armatura, sulla base di un percorso di studio scientifico che ha coinvolto quattro atenei — Innsbruck, Edimburgo, Venezia e Urbino — è una sensazione molto forte.
Questo progetto dimostra come ricerca scientifica, cultura materiale, artigianato storico e promozione turistica possano incontrarsi e fondersi, dando vita a risultati di alto livello, capaci di parlare tanto alla comunità scientifica quanto al grande pubblico.
Come coordinatore del Comitato Scientifico del progetto, ho seguito con grande attenzione il percorso di ricerca, supervisionando la qualità dei risultati e la correttezza del metodo adottato. La ricostruzione dell’armatura e degli apparati collegati a Sigismondo non nasce infatti da una semplice suggestione rievocativa, ma da un lavoro rigoroso di confronto tra fonti iconografiche, documentarie, archeologiche e materiali.
Il valore di questa iniziativa sta proprio nella sua capacità di trasformare la ricerca in esperienza condivisa, restituendo al territorio una figura storica centrale del Quattrocento italiano e offrendo nuove possibilità di conoscenza, divulgazione e valorizzazione culturale».
Giovanni Sartori – ricostruzione armatura
«Il lavoro curato per il Comune di Gradara ha rappresentato una vera sfida. Non si è trattato di una semplice riproduzione del corredo militare appartenuto al signore di Rimini, ma di un percorso di ricerca e sperimentazione nel quale la fase del “fuoco, incudine e martello” è stata preceduta da una lunga indagine tra musei europei, fonti iconografiche e letteratura specialistica.
Grazie al supporto delle Università di Innsbruck, Ca’ Foscari Venezia e Urbino, abbiamo potuto studiare armature e spade conservate in importanti collezioni europee, da Vienna a Glasgow, da Berna a Leeds, da Mantova a Bologna. L’obiettivo era comprendere e raccontare, attraverso gli oggetti ricostruiti, non solo l’immagine militare di Sigismondo Pandolfo Malatesta, ma anche la complessa realtà tecnologica, sociale ed economica che stava dietro ai condottieri e ai loro “uomini d’acciaio”.
I manufatti realizzati sono il risultato di una sintesi tra opere originali, fonti iconografiche e sperimentazione pratica. L’armatura, la spada e gli elementi dell’apparato difensivo e offensivo sono stati progettati per rappresentare il momento più fortunato della carriera di Sigismondo, tra gli anni Quaranta e Cinquanta del XV secolo, ricorrendo, ove possibile, a tecniche e materiali coerenti con quelli dell’epoca.
Il risultato è un’opera corale, ancora parte di una sperimentazione in corso, che ha coinvolto università, istituzioni, artigiani e specialisti delle lavorazioni tradizionali, dando vita a un progetto capace di unire ricerca scientifica, sapere manuale e divulgazione storica».
Florian Messner, Università di Innsbruck
«Nel progetto di ricostruzione dell’equipaggiamento di Sigismondo Pandolfo Malatesta ho seguito, insieme al prof. Harald Stadler, la ricerca scientifica, l’analisi storica e la documentazione di armature e spade originali conservate in numerosi musei europei. Attraverso diversi viaggi di ricerca, condotti insieme a Giovanni Sartori e Luca Munaretto, abbiamo potuto esaminare e documentare importanti pezzi di confronto in Austria, Italia, Svizzera, Gran Bretagna e Germania, creando così la base scientifica per la ricostruzione dell’armatura.
Il lavoro non si è fermato alla fase di studio: ho seguito anche il processo di realizzazione in stretta collaborazione con Giovanni Sartori, integrando progressivamente i risultati della ricerca nel lavoro pratico. Un aspetto centrale del progetto è stato inoltre quello della divulgazione, attraverso conferenze, mostre, podcast e convegni scientifici internazionali, con l’obiettivo di rendere questi risultati accessibili sia al grande pubblico sia alla comunità scientifica».
Elena Baistrocchi, Direttrice Fondazione Arte della Seta Lisio, Firenze
«Per la Fondazione Arte della Seta Lisio di Firenze, condurre un progetto di ricerca di tale levatura, incentrato sulla riproduzione filologica del tessuto per le vesti di Sigismondo Pandolfo Malatesta, è stato un onore e un privilegio.
La nostra Istituzione si dedica alla riproduzione di antichi manufatti tessili, realizzati manualmente su telai di fine Ottocento. Questo processo prende rigorosamente avvio dallo studio delle fonti iconografiche e, ove fattibile, dall’analisi tecnico-diagnostica dei reperti originali, al fine di indagarne la struttura, la composizione e individuare le specifiche tipologie di filato. L’indagine storico-scientifica rappresenta per noi il fondamento imprescindibile per garantire una tessitura che impieghi tecniche rigorosamente coeve e coerenti al periodo rinascimentale.
L’articolato iter metodologico intrapreso per realizzare il prezioso damasco delle vesti malatestiane ha costituito un momento di profondo arricchimento per i nostri ricercatori e progettisti tessili, consolidando ulteriormente il patrimonio di saperi della Fondazione e attestando l’assoluto valore della ricerca applicata all’ arte tessile»
Paola Fabbri
«Questo progetto di archeologia tessile sperimentale restituisce materia e forma al guardaroba di Sigismondo Pandolfo Malatesta, ricostruendo l’iconica triade dell’abbigliamento maschile del Quattrocento: farsetto, giornea e calzabraga. Partendo dai frammenti originali del suo corredo funebre, e grazie ai tessuti elaborati da Arte della Seta – Fondazione Lisio, abbiamo dato vita a due straordinarie interpretazioni: una prima, solenne e celebrativa, ispirata all’affresco di Piero della Francesca, e una seconda più dinamica e quotidiana, che guarda alle scene cortesi del Cassone Adimari. Si tratta di un’operazione di altissima sartoria filologica, in cui ogni capo è stato cucito interamente a mano utilizzando gli stessi fili di seta sfilati dalla trama del tessuto, per preservarne l’assoluta integrità e la fluidità originaria»
Erika Tamburini, The Rose Historical Clothing – Rimini
«I tre completi realizzati nascono da un’attenta analisi e da un’approfondita ricerca delle fonti iconografiche, scritte e, ove possibile, dei reperti riferibili al periodo compreso tra il 1450 e il 1460 circa. I materiali impiegati sono coerenti con le attestazioni documentarie e materiali dell’epoca, sia per quanto riguarda le fibre, sia per la tessitura e i pattern.
I due completi maschili, così come quello femminile, sono composti da diversi strati e sono stati realizzati con grande cura per ogni dettaglio, anche nelle parti meno visibili. L’obiettivo è stato quello di mantenere un elevato rigore storico e scientifico, modellando ed esaltando le forme del corpo secondo il gusto del primo Rinascimento italiano, per dare vita a capi capaci di riportare concretamente la storia nel presente».
Ezio Zanini
«L’attività di un ricostruttore storico è spesso caratterizzata da una forte componente sperimentale. Ci si trova frequentemente a dover affrontare tecniche complesse e laboriose, partendo dai pochi indizi lasciati dagli esigui reperti che hanno vinto la sfida del tempo e sono giunti fino a noi.
Lavorare al progetto di Gradara ci ha dato l’opportunità di superare questo isolamento, grazie a un confronto interdisciplinare che ha permesso alle esperienze dei singoli artigiani di essere messe spontaneamente a paragone, favorendo la condivisione di informazioni, competenze e punti di vista.
Per ricostruire le parti lignee dell’apparato difensivo di Sigismondo Pandolfo Malatesta, in particolare la targa da torneo e il cimiero, ho attinto certamente a deduzioni maturate attraverso esperienze precedenti, ma ho potuto avvalermi anche di un confronto proficuo, sviluppato passo dopo passo, con gli altri colleghi coinvolti nel progetto.
La presentazione del lavoro svolto, offre un ulteriore spazio di riflessione e approfondimento per raccontare il percorso seguito: un percorso non privo di passaggi incerti e di scelte condizionate dai limiti della realtà moderna, ma che ha condotto alla produzione del materiale che possiamo ammirare».