“DELL’AMORE, DELLA GUERRA E DEGLI ULTIMI”: IL MANIFESTO DI FABER SUL PALCO

FANO – Uno spettacolo pieno di calore, merito sia della temperatura estiva sia della passione degli artisti sul palco della Rocca Malatestiana, il 4 agosto, per un nuovo appuntamento con i “Comizi d’amore”.

C’è un rischio quando si decide di maneggiare il canzoniere di Fabrizio De André: cadere nella trappola del rito nostalgico o della copia. Un pericolo evitato con classe e lucidità da «Dell’amore, della guerra e degli ultimi», il viaggio teatrale e musicale ideato da Stefano Fresi (prodotto da Stefano Francioni Produzioni) che riesce nella difficile impresa di trasformare la memoria storica in carne viva, scuotendo le coscienze dello spettatore attraverso l’attualità del pensiero di Faber.

Lo spettacolo è un’opera drammaturgica che poggia su un perfetto equilibrio tra monologhi originali, autentiche lettere dal fronte e i brani immortali del cantautore genovese. La felice intuizione della regia risiede nella caratterizzazione visiva e simbolica dei tre artisti sul palco, che incarnano i pilastri concettuali dell’universo di De André:

L’Amore: Cristiana Polegri, in abito da sera e circondata dai fiori evoca con la voce e lo strumento le mille sfumature della passione, dalle derive della follia fino al congedo dei sentimenti.

La Guerra: Egidio Marchitelli, in divisa militare e chitarra, dà corpo ai conflitti dei potenti, traducendo in musica le lacrime di chi resta e il sacrificio dei soldati mandati al macello.

Gli Ultimi: lo stesso Stefano Fresi, in abiti umili al pianoforte, e chitarra, restituisce dignità e spessore agli emarginati, alle prostitute e ai dimenticati dai libri di storia. Molto toccante il suo monologo sulla capacità di fare la “scelta giusta”.

La fusione acustica tra il pianoforte di Fresi, il sax della Polegri e la chitarra di Marchitelli genera un’atmosfera dirompente. Le canzoni di De André subiscono un processo di ricostruzione mirato a servire la narrazione. Così, i diari privati del cantautore si alternano a riflessioni storiche e umane, gettando un ponte ideale e doloroso con le tragedie del nostro presente.

La messinscena brilla per la straordinaria alchimia del trio e per la capacità di Fresi di governare la scena alternando empatia, profonda commozione e tagliente ironia.

La selezione dei brani non è una semplice sfilata di successi, ma un itinerario tematico preciso dove la musica si fonde con la parola recitata. 

Molti i brani tratti dal repertorio classico di Fabrizio De André, tra cui:

  • Amore che vieni, amore che vai: scelta per raccontare la transitorietà e la volubilità dei sentimenti (brano tratto dall’album Volume 3, 1968).
  • Bocca di Rosa: reinterpretata attraverso un’intensa partitura che ne esalta la malinconia e la sensualità romantica, spogliandola da ogni goliardia (contenuta nell’album Canzoni del 1974).
  • La guerra di Piero: restituisce sul palco le parole strazianti e la solitudine del soldato al fronte (anch’essa tratta da Volume 3).
  • Andrea: dall’album Rimini del 1978 e introdotta dalla voce registrata di De André che parla dei “diversi”, è la ballata del soldato che ha perso il suo amore, eseguita mettendo in luce la perfetta intesa vocale di Fresi e Polegri.
  • Via del Campo: un affresco acustico in cui la chitarra solista accompagna la poesia dei vicoli di Genova e il riscatto degli “ultimi” (da Volume 1 del 1967).
  • Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers: celebre brano satirico, anch’esso tratto da Volume 1.
  • Princesa: espressione della discografia più recente del cantautore, contenuta nell’album Anime Salve del 1996.
  • La canzone di Marinella: il brano della svolta artistica di Faber (tratto da Volume 3), che chiude la scaletta lasciando un senso di sospesa meraviglia.

Nonostante gli accordi presi con Fresi per evitare il classico rituale del bis, a gran voce il pubblico ha preteso un ultimo brano:

  • Il pescatore: riproposta nella sua storica versione; il brano venne pubblicato originariamente come singolo nel 1970.

In definitiva, lo spettacolo si impone come un potente manifesto di umanità. Dimostra che la poesia di Fabrizio De André resta lo strumento più affilato ed efficace per decifrare le complessità, le storture e le anime del mondo contemporaneo.

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