DA FANO A EDIMBURGO… AMICI SENZA FRONTIERE…
Secondo i dati a disposizione dell’AIRE, l’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero, sono oltre 3 mila i fanesi che vivono fuori dai confini nazionali. Per i più il legame con la terra natia è però rimasto forte, quasi indissolubile, al punto da spingerli a tornare appena gli è possibile anche se solo per qualche giorno. Coi loro appassionati racconti su Fano sono per altro i primi perfetti testimonial della nostra città, ma allo stesso tempo svolgono pure il prezioso ruolo di guide o comunque di riferimento per quanti si recano là dove essi hanno scelto di trasferirsi. Sono, insomma, Amici Senza Frontiere a tutti gli effetti. Di qui l’idea della nostra Associazione (e grazie al sostegno di Carmelo Cogliandro) di dedicargli questo spazio, per sentirci ancor più vicini nonostante le distanze e magari scoprire altri interessanti punti di vista. In questa novantaduesima puntata abbiamo il piacere di ospitare Sara Bracceschi, che dal 2019 vive in Scozia.
Ciao Sara, come mai hai deciso di andare a vivere all’estero e qual è la tua attività?
<Ho scelto inizialmente di trasferirmi negli Stati Uniti per approfondire gli studi in Relazioni Internazionali, data la rilevanza degli autori americani nel campo. Sono stata ammessa al Master presso la Johns Hopkins University, con il primo anno a Bologna e il secondo a Washington DC, percorso che ha favorito la mia transizione internazionale. Conclusi gli studi, ho lavorato nella sicurezza internazionale, poi ho ampliato la mia formazione culturale e professionale in Messico e ora vivo in Scozia. A Washington DC, dove ho vissuto per otto anni, mi sono occupata di consulenza in business risk. In Messico, dove ho vissuto per i successivi otto, ho lavorato coi sistemi di raggi X per la sicurezza doganale, essendo responsabile di un progetto di sicurezza nazionale per rafforzare i controlli di frontiera messicani. Il Messico mi è rimasto nel cuore, perché’ è stato il Paese dove ho anche raggiunto significativi obiettivi personali, tra cui la formazione di una famiglia con mio marito e la nascita di nostra figlia. Attualmente, ad Edimburgo, proseguo la mia carriera occupandomi della formazione degli ufficiali sui sistemi di raggi X, concentrandomi sulla didattica piuttosto che sull’operatività diretta. Questa scelta mi ha consentito di trovare un migliore equilibrio tra vita professionale e familiare>.
Dove stai di preciso e quali sono le sue particolarità?
<Vivo a Edimburgo, una città davvero splendida dal punto di vista architettonico. Amo passeggiare per le sue strade e ammirare gli edifici e le case in stile georgiano e vittoriano. Grazie alle frequenti piogge, la città offre numerosi giardini adatti a tutti i gusti. Siamo arrivati qualche mese prima dell’arrivo della pandemia, quindi a settembre
saranno sette anni. E dato che sono abituata a trasferirmi ogni 8… si accettano scommesse! (ndr risata). Ormai però considero Edimburgo una seconda casa e mi sono integrata perfettamente, anche grazie alla cordialità e all’ospitalità scozzese che non avrei mai immaginato>.
Cosa ti manca di Fano?
<Fano occupa un posto speciale tra i miei ricordi. Come avviene anche a Edimburgo, apprezzo passeggiare per il centro e immergermi nei siti storici e nelle rovine. Avendo trascorso la mia infanzia in questa città, molti luoghi sono associati a esperienze significative. Tuttavia, sono soprattutto le relazioni personali a rappresentare ciò che maggiormente mi manca: in particolare la mia famiglia e le mie care amiche. Talvolta mi domando come sarebbe stata la mia vita, se non avessi lasciato Fano. Purtroppo, durante le visite in Italia, è naturale percepire un senso di estraneità; La forza delle amicizie sincere, però, mi ha dimostrato che i legami autentici superano le barriere temporali e geografiche. Ogni incontro riprende con naturalezza dal punto in cui era stato interrotto, senza aspettative riguardo alla frequenza dei contatti. Ciò che ci tiene unite è il reciproco affetto>.
Hai avuto problemi di ambientamento e se sì quali?
<Adattarmi alla vita negli Stati Uniti non è stato affatto semplice. Nonostante avessi studiato inglese al Liceo Linguistico, capire la lingua parlata quotidianamente era tutt’altra storia. Anche le usanze e le tradizioni erano
completamente estranee, rispetto a ciò che conoscevo. Il sistema scolastico risultava particolarmente complesso, tanto che l’impatto iniziale fu davvero uno shock. Ricordo ancora quando arrivai nel mio appartamento in affitto, completamente vuoto: la prima notte dormii su un materassino da yoga e cercai con fatica di trattenere le lacrime. Per fortuna avevo già degli amici conosciuti durante il primo anno di master a Bologna, così il giorno seguente mi accompagnarono all’Ikea a comprare un materasso. Mancava ancora la struttura del letto, ma dormire su un materasso era già un lusso comparato a un materassino. Alla fine quell’esperienza si rivelò positiva, ma, dopo 8 anni, ero pronta per una nuova avventura e Città del Messico mi sembrava irresistibile. La cultura lì è molto latina e mi ambientai in un attimo: persone socievoli, un po’ irriverenti e sempre pronte a far festa. Mi sentii subito a casa! E con il sole tutto l’anno, davvero non ci si poteva lamentare>.
C’è qualcosa che porteresti dalla Scozia?
<Rimanendo sul tema culinario, in Scozia e in generale in Gran Bretagna, è tradizione la domenica mangiare una cena in tardo pomeriggio con il Sunday Roast, cioè cucinare un pollo intero con tanto di verdure al forno: ovvero patate, che sono un po’ come la pasta per noi italiani e non possono mancare a tavola, carote ed una verdura tipica
scozzese, il parsnip in inglese o pastinaca in Italia. E’ una bella tradizione, che marca la fine della settimana col rituale pasto. Altra cosa che porterei a Fano è un po’ di spirito d’avventura, per affrontare climi piovosi e non lasciarsi rovinare i piani da un po’ di freddo o pioggia. In Scozia diciamo che “non esiste il tempo brutto”, perché, alla fine, quasi giornalmente ci si può aspettare uno scroscio di pioggia e anche con il tempo piovoso soliamo uscire e continuare con la nostra vita normale. Non con il diluvio, però in casi di pioggerellina vi sorprenderete a vedere quanti bimbi giochino nei parchi. Ma più di ogni altra cosa, ciò che porterei dalla Scozia a Fano è l’attenzione sui bambini piccoli e le mamme. Quando arrivai ad Edimburgo conobbi una nuova realtà, i playgroups, vale a dire riunioni organizzate per bambini piccoli, genitori o baby sitter. In essenza giornalmente potevo scegliere dove portare la mia piccolina, spesso in chiese che adibivano i locali a giochi, balli e canti e preparavano un caffè per gli adulti e uno snack per i più piccoli. E’ un modo perfetto per fare interagire bambini tra di loro e per far sì che le mamme o i papà, a casa, possano fare due chiacchiere. Nel 2019, quando arrivai a Edimburgo, c’erano 130 playgroups diversi ogni settimana. Costo? 1-2 euro a famiglia! Proprio una bella iniziativa!>.
Quali posti di Fano pensi possano affascinare uno scozzese?
<Per mio marito, che è scozzese, uno degli aspetti più affascinanti di Fano è senza dubbio la coesistenza armoniosa tra il suo centro storico e la spiaggia. Passeggiando per il cuore della città, ci si immerge in un’atmosfera ricca di storia e tradizione, tra siti storici e rovine che raccontano secoli di vita e di cultura. Al tempo stesso, la vicinanza al mare offre un contesto completamente diverso, fatto di spiagge, lungomare e attività legate alla stagione estiva. Questa doppia anima consente di vivere la città in maniera completa>.
Quali sono invece i tuoi luoghi preferiti là?
<L’architettura scozzese esercita un fascino irresistibile, tanto che è difficile non imbattersi in scorci suggestivi a ogni angolo della città. Tra tutti, la strada principale di Princes Street rimane per me una delle mete più affascinanti: passeggiare lungo i suoi giardini, immersi nel verde e circondati da edifici storici, offre sempre un piacere particolare ed una prospettiva unica su Edimburgo. Altrettanto celebre è il castello, vero simbolo cittadino e punto di riferimento costante nel panorama urbano. La sua presenza imponente racconta di secoli di storia e tradizioni, rendendo ogni
visita un’esperienza ricca di emozioni e suggestioni. Tra le attività che prediligo segnalerei il Festival delle Arti, che si svolge ogni agosto rappresentando un appuntamento imperdibile. Sebbene gli spettacoli a cui partecipo siano prevalentemente rivolti a bambini, il clima di festa che si respira in città durante questo periodo è contagioso e coinvolgente. Un altro evento a cui non rinuncio mai è il mercato di Natale: le bancarelle, le luci e l’atmosfera festosa creano un ambiente magico, che ogni anno attendo con entusiasmo. Infine, quando desidero concedermi una breve vacanza, bastano poche ore di macchina per raggiungere le Highlands scozzesi. Qui, tra paesaggi mozzafiato e la leggenda del mostro di Loch Ness, si può vivere un’avventura all’insegna della natura e della tradizione scozzese, un’esperienza che arricchisce ogni soggiorno in questa terra affascinante>.
Che piatti tipici locali faresti provare ad un fanese?
<La Scozia è conosciuta più per il suo Whisky che per la cucina. Tuttavia, anche la cucina scozzese sa sorprendere
con alcune specialità che meritano di essere scoperte. Tra i piatti che apprezzo maggiormente spicca la Steak Pie, una torta salata ripiena di carne di manzo in salsa e racchiusa in un fragrante involucro di pasta sfoglia, che costituisce un vero classico delle tavole scozzesi. Subito dopo viene il Gammon, ovvero un prosciutto affumicato dal sapore intenso e ricco, perfetto per accompagnare contorni semplici e gustosi. Da non dimenticare infine la Shepherd’s Pie, uno sformato di carne macinata e verdure, ricoperto da uno strato morbido di purè di patate, che offre un connubio di sapori rustici e genuini, tipici della tradizione contadina scozzese>.