LE MANI DEL FANESE BURINI NELLA SCALATA MONDIALE DI DARDERI
C’è anche un professionista fanese dietro alla scalata mondiale di Luciano Darderi, tennista classe 2002 nato e vissuto per anni in Argentina ma con profonde radici nella nostra città legate a suo nonno paterno. Elio Burini, quarantaduenne titolare del poliambulatorio Fisiolab, è infatti fisioterapista dell’attuale numero 26 del ranking.
Elio, com’è nata questa prestigiosa collaborazione?
<Diciamo che è nata casualmente, nel senso che il padre Gino capitò nel mio centro per un problema al piede e fui io a seguirlo. Dopo un paio di settimane circa dalla fine del trattamento mi arrivò poi un suo messaggio: <Tu viaggerai con noi>. In sostanza l’impressione che gli diedi era stata positiva, così decisero di inserirmi nello staff di Luciano. Mi fecero fare però prima una sorta di prova, portandomi al torneo di Umago in Croazia a luglio dell’anno scorso. Lui in realtà non andò benissimo, venendo eliminato al secondo turno, ma con me si trovarono bene e quindi mi vollero anche a novembre a Belgrado. E al rientro dalla Serbia, l’ultima uscita del 2024 sul cemento, mi proposero di collaborare con il team per il 2025>.
Come accogliesti quella proposta?
<Io accettai con piacere, anche perché per me era un’interessante opportunità di crescita professionale. Tra l’altro
, dopo aver giocato a calcio, da ragazzo nelle giovanili del Rimini e del Torino e poi anche in squadre della zona in Promozione ed Eccellenza, ed essermi avvicinato a nuoto, corsa e ciclismo per continuare a praticare sport nel tempo libero, fu proprio il tennis a coinvolgermi maggiormente. E da tennista amatoriale immagino quanti sacrifici possano aver affrontato questi campioni, che hanno cominciato da bambini e per diventare professionisti hanno superato una durissima selezione>.
Quali sono stati i primi passi?
<La collaborazione effettivamente è iniziata a marzo di quest’anno col torneo di Napoli, perché Luciano in precedenza era stato impegnato fuori dall’Europa. L’annata non era peraltro iniziata sotto i migliori auspici, ad Auckland, Australian Open ed Hong Kong andò fuori infatti al primo o al secondo turno. Si riprese un po’ però in quelli disputati a febbraio in Sudamerica, su una superficie, la terra rossa, a lui indubbiamente più congeniale visto che in Argentina la maggior parte dei campi di allenamento è così. Ma poi tornò a faticare a Indian Wells e Miami, sicché al Challenger di Napoli si presentò da 61° nel ranking mondiale e senza particolari aspettative. Invece fece un grande torneo che avrebbe meritato di vincere, perdendo al tie-break la finale contro Kopriva. La settimana successiva trionfò poi all’ATP 250 di Marrakech, in Marocco, sempre sulla terra ed ancora da numero 61. E lì diciamo che ha svoltato, contestualmente ad una crescita mentale e fisica>.
Poi?
<Dopo Napoli e Marrakech abbiamo fatto insieme Monaco di Baviera, Madrid, Roma, Roland Garros, dove purtroppo complice anche l’influenza ha perso al primo turno contro Korda, Eastbourne e Wimbledon. Sul tempio dell’erba si è comportato benissimo, sfiorando l’approdo agli ottavi. Con Thompson, che fisicamente non era al meglio, è stata infatti una sfida molto equilibrata, in cui l’australiano l’ha spuntata grazie anche ai 19 ace. Luciano
c’era eccome, insomma, tant’è che poi si aggiudicò uno dietro l’altro gli ATP 250 di Bastad in Svezia e Umago balzando in un amen in trentesima posizione. Il torneo croato è stato anche l’ultimo condiviso in questo 2025, considerato che successivamente ha affrontato gli US Open, facendo sudare Alcaraz nel secondo dei tre set disputati sul centrale di Flushing Meadows, Japan Open e Master di Shanghai>.
Che tipo di ambiente è quello del tennis ai massimi livelli?
<Sono ambienti fantastici da vivere, dove ogni aspetto è curato nei minimi dettagli e sei trattato come un re. E’ un mondo dorato, ma ciononostante si socializza con estrema naturalezza e semplicità con questi campioni. Sono infatti tutti piuttosto alla mano e simpatici, così capita spesso di fermarsi a parlare anche con Alcaraz e Djokovic. Inoltre, incrociandosi nello stesso circuito, ci si conosce pure con le tenniste, e nel nostro caso è nata una bella amicizia con la Bronzetti e la Cocciaretto. Questo il pubblico lo percepisce e infatti c’è grande calore attorno ai giocatori, i più amati però sono i “latini”, ovvero italiani, spagnoli, argentini, e gli americani. Il seguito di questo sport è tra l’altro sempre più numeroso, con tantissima gente che assiste anche agli allenamenti>.
E Luciano che appeal ha?
<Luciano piace, perché è un ragazzo empatico che si fa voler bene. Diciamo che è sempre più apprezzato non solo
in Argentina e in Italia, dove ha un bel seguito specialmente al Sud visto che con la nazionale azzurra si allena a Napoli. Ho notato poi che è particolarmente amato anche in Spagna e persino in Asia.
In che modo vive invece il fatto di essere un po’ argentino ed un po’ fanese?
<Si sente proprio metà e metà, però grazie anche alla sua escalation nel tennis il suo rapporto con Fano si è progressivamente rafforzato e lui è fiero delle proprie origini fanesi. Qui d’altronde è sempre venuto spesso e torna di frequente anche per allenarsi, sia nello storico Circolo Tennis alla Trave che all’Alma Park, però adesso è accolto in maniera diversa e pure le istituzioni, amministratori comunali in primis, gli riservano giustamente grandi attenzioni>.
In campo dà l’impressione di essere uno tosto…
<E’ cresciuto nella fatica e nel sacrificio e si vede, tanto che quando si trova in situazioni difficili tira fuori sempre fuori quel qualcosa in più anche sopra le sue possibilità. Mi viene in mente ad esempio un aneddoto del giorno della finale di Umago, in cui si svegliò al mattino con un problema fisico dopo la semifinale. Con impegno e determinazione, e dopo qualche ora di fisioterapia e ghiaccio, è così stato in grado di scendere in campo, vincendola stringendo i denti>.
Il fisioterapista che valenza ha per un tennista?
<Il beneficio per una singola gara viene da un lavoro che parte dall’inizio dell’anno e che richiede continuità, di conseguenza il fisioterapista diventa una figura chiave soprattutto nel perseguimento dell’obiettivo di mettere un
tennista nelle condizioni di affrontare più tornei possibile. E alla fine di questo 2025 in tal senso possiamo ritenerci soddisfatti, dato che dei primi 100 al mondo Luciano è stato quello che ne ha disputati di più ed il terzo giocatore al mondo dopo Alcaraz e Bublik a vincere più tornei in terra rossa. Tutti quelli che fanno parte dello staff comunque ricoprono un ruolo fondamentale ed è importante che ci sia feeling, perché si passano giornate intere a strettissimo contatto e bisogna cercare anche di fargli scaricare le tensioni che si accumulano giocando e spostandosi da un Paese all’altro così freneticamente. Ci sono tra l’altro tantissime operazioni nel corso di una giornata di un torneo, perciò ci si dividono i compiti e c’è una cura maniacale del dettaglio che sfocia anche nella scaramanzia. Io per esempio sono anche quello che va ad accordare le racchette e le riprende, inoltre lo accompagno spesso nelle interviste e nelle conferenze stampa. Ci dormo pure con lui quando siamo in trasferta, poi col preparatore atletico facciamo di solito tre trattamenti al giorno. In più gli toccano un paio d’ore di palestra e tre sul campo ad allenarsi, quindi si fa fatica anche a visitare altro che non sia hotel e circolo tennis. Ma ci ha promesso che se entra nella top 20, ed è nelle sue corde, faremo una bella vacanza tutti assieme!>.