Lezione di meraviglia di Daniele Ricci

   «Finalmente questa notte esco dal romitorio. / Faccio ricorso al tuo φάρμακον / per varcare le porte. // Vado al mare / del mio dolore amaranto»: Lezione di meraviglia di Daniele Ricci comincia con questi 5 versi, che ne preannunciano la vastità di piani. Nell’ultima scena dei Malavoglia il giovane ’Ntoni misura la sua esclusione dall’ambiente d’origine gettando un’occhiata sul mare che s’era fatto amaranto. Mare amaranto verghiano che era ancora quello omerico color del vino, il mare ancestrale e sacro di una tradizione millenaria, che il poeta simbolicamente riattraversa nelle prime due sezioni di questa raccolta raccontandoci un viaggio in Grecia – ma non al modo classico, perché del viaggio ciò che qui si vede è in realtà solo la bianca nave, il viaggio in sé. Il phàrmakon menzionato al secondo verso è invece la poesia, veleno e rimedio al tempo stesso (nell’ambiguità del termine greco), mentre la meraviglia del titolo è il thaumàzein da cui secondo Aristotele nasce ogni interrogazione sul mondo. Sono in tutto sette, le sezioni, e ciascuna ha un suo cuore di sperimentazione discreta, i cui estremi opposti sono l’autobiografismo diretto di Semi non custoditi («Poi / cos’è successo in quinta elementare? / Che cosa m’ha fatto cambiare? // Sono diventato triste e taciturno… // Qualcosa m’ha fermato») e la poesia senza io di Poemetto, le cui terzine hanno invece quasi voce d’aforismi («Il non senso contamina il senso. / L’amore appartiene all’enigma, / l’enigma alla follia»).

   Daniele Ricci è poeta colto, come d’altra parte lo sono tutti i grandi della nostra tradizione, perché il sentire verrà pure dall’enigmatico io latore d’ogni verità e d’ogni inganno, ma le parole per esprimerlo vanno munte a quella tradizione millenaria con cui è doveroso fare i conti. C’è un fondo costante, nelle sue poesie, un sapore di lirica eterna che viene dagli antichi Greci, in particolare da Omero e dai poeti arcaici, su cui si innesta il presente drammatico (la madre e il lutto, le donne di Kabul, la guerra in Ucraina) che rimescola voci più moderne, il Montale da Satura in poi, i poeti italiani contemporanei («la voltura delle utenze di mia madre / per la mia crescita interiore»; i «cedolini del silenzio»). Mentre l’analogismo della lirica pura novecentesca resta confinato a campi inediti, come il gioco del calcio, che suggerisce immagini inesauribili («Aspetto di battere / l’ultimo calcio di rigore, / sarà concesso all’alba / di questa notte senza camomilla»; «un ultimo verso / per cercare / la rete della salvezza»). Daniele Ricci coniuga al presente una voce che sembra eterna, costruendo una miscela linguistica originale e avvolgente. «Voglio tessere un abito nuovo / sulla pelle del mondo», dice. È anche quello che effettivamente fa.

DANIELE RICCI

Daniele Ricci è nato il 21 giugno 1967 a Fano. Originario di Marotta, viene da una famiglia modesta (i suoi genitori erano sarti). Dal 1990 non abita più nel suo paese: per dieci anni, per motivi di studio, ricerche postuniversitarie e docenze, ha vissuto in varie città italiane ed europee; poi, all’inizio del terzo millennio, è tornato nella sua terra e si è stabilito a Fano, dove tuttora vive e insegna al Liceo classico.

I suoi interessi vanno dalle lingue e letterature classiche (si è occupato in particolare di lirica greca arcaica ed alessandrina) alla poesia contemporanea (ha compiuto studi su Ungaretti, Montale, su Umberto Piersanti ed altri poeti marchigiani). Tra la fine degli anni Novanta e i primi anni del nuovo millennio (fino alla nascita di sua figlia nel 2006) ha collaborato con alcuni periodici culturali. Nel 1998 ha pubblicato la raccolta di versi Lontananze (Montedit) e in questi ultimi anni sue poesie sono comparse in varie antologie e riviste letterarie.

Alla fine del 2022 è uscito il libro di versi Lezione di meraviglia (Italic Pequod). A settembre sarà pubblicata dalla casa editrice Dialoghi una silloge di vecchie poesie, scritte tra il 1998 e il 2005, dal titolo Il filo del vento. Alla fine dell’anno o all’inizio del 2024 uscirà per Bertoni Editore la sua nuova raccolta: La macchina da cucire. Geologia del dolore.

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