NARRAZIONI IN JAZZ (al tempo del virus) #3

#iorestoacasa, ascolto jazz e leggo. 

I brani sono scelti da Adriano Pedini (Direttore Artistico Fano Jazz Network), le letture abbinate selezionate da Maura Maioli (Direttrice artistica di PremioeGiornate Di Letteraria).

In questi interminabili giorni di #iorestoacasa, è inevitabile che i nostri pensieri, le nostre domande siano sempre le stesse, sempre uguali e non è difficile sapere quali sono, in più il bollettino giornaliero dei contagiati e dei morti, non ci distoglie un attimo da questo scenario inquietante. 

Sentiamo intorno a noi crescere la paura l’angoscia dell’oggi e l’incertezza per il domani. 

È certo che occorre reagire a questo stato di cose, con tutti gli strumenti che possiamo mettere in campo. 

Noi che operiamo nel campo della cultura, mentre siamo preoccupati per il futuro delle nostre attività (Festival, Rassegne ecc.) ci siamo posti anche la domanda di cosa fare, di cosa proporre in questo tempo sospeso. 

Leggere e ascoltare musica senza l’assillo del tempo che scorre, potrebbe aiutarci a rendere meno pesante il nostro quotidiano? Potrebbe essere un po’ di ossigeno per le nostre menti intossicate da questo malefico Covid-19? 

Noi crediamo di sì naturalmente, e allora ecco la nostra proposta: Narrazioni in jazz: semplici suggerimenti, per l’ascolto di musiche jazz accostate alla lettura di testi. 

Poiché caos è signore di questi giorni – smarriti come siamo, brancolanti come ci muoviamo, incerti del futuro – il criterio di scelta non poteva che essere la totale arbitrarietà. 

 JOHN COLTRANE 

“A Love Supreme” (1965) 

https://youtu.be/ll3CMgiUPuU 

A Love Supreme, capolavoro assoluto di John Coltrane è stato concepito come una preghiera, in effetti, lʼelemento spirituale del disco è qualcosa su cui è impossibile sorvolare: basta dʼaltronde la poesia che Coltrane fece stampare tra le note di copertina dellʼalbum e che si conclude con un perentorio “ALL PRAISE TO GOD”. 

Inoltre grazie alle strutture modali e all’utilizzo di strutture melodiche e ritmiche provenienti da tradizioni lontanissime come quella indiana e quella afro-cubana, Coltrane da una parte apriva le porte a quella che in seguito sarà definita World Music dall’altra proponeva la musica come una forma universale di comunicazione, capace di parlare al cuore di tutta l’umanità, a prescindere dalla cultura. Forse in questa consapevolezza di scrivere una musica “universale” c’è l’aspetto più “contro la guerra” dell’album. 

Coltrane stesso lo spiegava nelle note di copertina: 

«Mi piacerebbe mostrare alla gente il divino usando un linguaggio musicale che trascenda le parole. Voglio parlare all’anima delle persone.» 

JOHN WILLIAMS 

“Stoner” 

Da ultimo, un romanzo uscito nel 1965, con qualche successo ma senza grandi strepiti. Per trovare la moltitudine di lettori che merita, ha dovuto aspettare il nuovo secolo e una nuova pubblicazione. Il che già ci racconta come si muove il tempo. L’ho scelto perché lo sta leggendo Adriano Pedini e siamo concordi nel giudizio: soltanto la grande letteratura può rendere straordinaria la più ordinaria delle esistenze. Dunque, Stoner di John Williams. 

Come prevedibile, niente di John Williams si trova in rete. Ma, guarda il caso/caos, c’è un compositore che porta lo stesso nome … è quello della colonna sonora di Guerre stellari, di Schindler’s list, di Salvate il soldato Ryan! Urca. Vedete voi se dare un seguito alla coincidenza. 

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