NUOVO ALBUM DEI PIANO 9: OTTO STORIE TRA SOGNO E DISILLUSIONE

Nel nuovo album Elettrodi per cuori spenti, i PIANO 9 raccontano storie che nascono talvolta dall’esperienza diretta, altre volte da sogni, immagini, suggestioni cinematografiche, fatti di cronaca o riflessioni sul sociale e sul mondo che ci circonda.

Ogni brano custodisce al proprio interno un “cuore spento”, immobile come la batteria scarica di un’automobile in panne. L’elettrodo diventa allora lo strumento che, come una scintilla, restituisce a quel cuore la possibilità di ripartire. Verso dove, nessuno può saperlo. Una ripartenza che non sempre conduce a un esito positivo e che non sempre rappresenta un bene.

A volte ciò che riaccende il cuore è la semplice consapevolezza del proprio dolore; altre volte è una reazione, un impulso a rialzarsi. In altri casi, si riparte con la rabbia come compagna di viaggio e valvola di sfogo.

Amore, odio, introspezione, rassegnazione, le storie degli ultimi e la forza del sogno: sono questi gli elementi che i PIANO 9 hanno intrecciato per dare vita a Elettrodi per cuori spenti. Un album fatto di suoni ruvidi e abrasivi che si alternano a momenti più fluttuanti e delicati; passaggi brutali lasciano spazio a urla di disperazione e a improvvise tregue di apparente calma.

Un disco che, già nelle sue sonorità, profondamente radicate nell’alternative rock e nel grunge, porta con sé un forte senso di disagio, rabbia e frustrazione nei confronti di un mondo che, giorno dopo giorno, sembra scavarsi la fossa con le proprie mani.

TRACKLIST

BSD: ispirata più al Dracula di Coppola che al romanzo di Bram Stoker, è un viaggio nelle disperazioni e nei tormenti del cuore, di un amore impossibile, perduto e maledetto, una riflessione sul diverso, sul mostruoso, sull’ipocrisia e l’intolleranza del senso comune dei cosiddetti “normali”.

Oblomov: Oblomov, ispirato al classico di Gončarov, racconta una vita di procrastinazione, di auto-sabotaggio e disconnessione dalla realtà. Non è solo indolenza, ma anche astio verso un mondo fatto di scadenze, impegni, responsabilità verso gli altri e verso se stessi. L’oblomovismo è ciò che ne scaturisce: una sorta di ozio dello spirito, una inerzia cosciente eppure dolorosa, l’incapacità di muovere quel passo che porterebbe nella direzione giusta (forse), per indolenza, per paura, per fastidio, per non essere parte di una realtà scandita da ritmi frenetici e burocrazie claustrofobiche che coinvolgono società e sentimenti.

Tossicomania: brano dalle sonorità care al grunge e all’alternative rock con tappeti sonori inizialmente onirici, preludio di una esplosione disperata e rabbiosa. È una canzone che esplora i lati oscuri e imperscrutabili dell’animo umano, che affronta in maniera consapevole la sofferenza, poiché la dipendenza di cui si parla, sia essa legata a una relazione, una sostanza, o a uno stato del proprio essere, ci blocca, incapaci di reagire pur coscienti di cosa sarebbe giusto fare, pur avendo la soluzione a pochi passi da noi.

Anarcolettica: pezzo che catapulta l’ascoltatore in un viaggio contrastante tra la realtà vissuta e quella immaginata, tra un mondo pieno di bruttezze e ingiustizie ed uno ideale, dove tutto ciò che si desidera, può succedere, magicamente. Anarcolettica è uno sconfinamento onirico e anarchico per chi non riesce a trovare il proprio posto nello schifo del reale. Una riflessione su sogno e libertà, sempre più spesso frustrati e mortificati, ancor prima di spiccare il volo.

Canile: è un brano che urla tutta la sua rabbia per la dignità degli ultimi, per chi, pur avendo sbagliato, non avrà possibilità di redenzione, osteggiato da un sistema che brutalizza e non aiuta. Il pezzo analizza e riflette sulle aberrazioni dell’istituzione carceraria, vista non come possibilità di riscatto, di cambiamento e reinserimento nella collettività, bensì come svilimento, brutalizzazione e disprezzo della vita umana. Il parallelo tra il penitenziario e il canile è rappresentato proprio dallo stato di abbandono che molti detenuti vivono, senza speranza, senza futuro, senza più un mondo pronto ad accoglierli ancora.

Interno noia: giocando e parafrasando il termine tecnico legato al cinema (interno giorno/notte), Interno noia, è una sceneggiatura introspettiva, una sorta di autoanalisi che trova nella noia per la vita e per il reale una costante, il soggetto è vulnerabile, insensibile agli stimoli esterni eppure qualcuno o qualcosa potrà salvarlo. Supportata da un impianto sonoro che cambia intensità e dinamiche, Interno Noia è l’invito a mettersi a nudo e ad analizzarsi, cercando in una coltre di nebbia fatta di dubbi, insicurezze e paure, una scintilla per ricominciare.

M: ispirata al capolavoro omonimo di Fritz Lang, M racconta le ambivalenze e le soggettività multiple in conflitto, che albergano nel protagonista del film, Hans Beckert terribile serial killer di bambine eppure uomo mite e rispettabile nella vita di tutti i giorni, La tentazione irresistibile, il desiderio di uccidere, ma allo stesso tempo la consapevolezza dell’orrore delle proprie azioni, costruiscono un’impalcatura tenuta in piedi da suoni oscillanti, quasi dolci, ad altri assai più brutali, a segnare ancora una volta le ambiguità e le conflittualità nella mente di un serial killer.

Cinghie: la vera storia di George Stinney Jr. messa in musica. Le sofferenze atroci patite dal più giovane condannato a morte nel Novecento negli Stati Uniti. La pena alla sedia elettrica di un ragazzino afroamericano innocente, messo alla gogna negli anni’40 per il duplice omicidio di due bambine, giudicato in un solo giorno da una giuria composta interamente da bianchi. Una vicenda intrisa di razzismo e suprematismo bianco, una ingiustizia che ha fatto i conti con la verità, solo 70 anni dopo. Stupore, paura, suoni taglienti e urla disperate, gli ingredienti di un brano che invita a fare i conti con chi, ancora oggi, comanda il mondo a danno degli ultimi e dei più deboli.

I PIANO 9 nascono nel 2011 a Roma, e sono attivi sulla scena alternative grunge italiana da tempo, il nome della band prende spunto dal film di Ed Wood intitolato “Plan 9 From Outer Space”, considerato dalla critica, il peggiore di tutti i tempi. Dopo diversi live nella capitale esordiscono discograficamente nel 2019 con “Overboooking”, disco che è una voce nel silenzio di un mondo che spesso ignora chi si mette di traverso. Nel 2025, dopo un cambio di formazione, la band si ritrova in studio con nuovo materiale ma soprattutto, con un approccio più maturo e consapevole che li porta verso suoni e riflessioni diverse rispetto al passato, con uno sguardo attento verso sé stessi e verso il mondo in cui viviamo. Con la guida di Valerio Fisik in fase di registrazione, mix e mastering, i nuovi brani rispecchiano in maniera fedele atmosfere acide, torbide, ma allo stesso tempo dense di melodie che scuotono l’animo umano, pervadendolo di una sensazione di disagio fascinoso, in cui testi e suoni si fondono. Cinque musicisti uniti dalla passione per sonorità e concept oscillanti tra disadattamento, introspezione e impegno, cinque sensibilità diverse eppure convergenti in un fuoco che brucia e si alimenta ogni giorno di più. Nel 2026, la band ha dato alla luce un nuovo album intitolato “Elettrodi per cuori spenti”, lavoro che è un manifesto di intenzioni, suoni graffianti, urla ed esistenziale disagio, in perfetto stile PIANO 9.

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