JAKE MASON TRIO: LA GRINTA DEL SOUL-JAZZ ANNI ‘60 CON UNA COSCIENZA CONTEMPORANEA

Il Jake Mason Trio svela finalmente il suo attesissimo secondo album The Modern Ark, registrato in presa diretta su nastro con una produzione dal gusto vintage che rende omaggio all’epoca d’oro delle incisioni Blue Note di Rudy Van Gelder — un suono caldo, presente e umano — con echi di Jimmy Smith, Brother Jack McDuff e Larry Young, portando però avanti quella tradizione grazie a una immersiva presentazione in Dolby Atmos.

L’organista Hammond nominato agli ARIA Jake Mason torna con il suo acclamato trio jazz con James Sherlock alla chitarra e Danny Fischer alla batteria, per il loro più ambizioso progetto in studio finora: il secondo album The Modern Ark. In 10 tracce, il trio fonde la grinta del soul-jazz anni ’60 con una coscienza contemporanea, riflettendo sulla difficile danza dell’umanità con il suo ambiente, offrendo al contempo la melodia e il feeling che definiscono il loro sound.

Registrate dal vivo su nastro con una produzione in stile vintage, le sessioni catturano 3 musicisti con decenni di linguaggio condiviso: la finezza armonica di Sherlock, unita alla vivacità e al groove solido di Fischer, è perfettamente ancorata al peso dell’inconfondibile Hammond B3 di Mason. La produzione rende omaggio all’era classica delle registrazioni Blue Note di Rudy Van Gelder: calda, presente e umana, per poi proseguire con quella tradizione con una presentazione Dolby Atmos che apre la musica in uno spazio ampio e immersivo senza perdere la grinta del nastro.

Pur essendo prevalentemente strumentale, The Modern Ark traccia una narrazione chiara. Titoli come “Virgin River”, “Beyond Kavik” e “Here’s Your Change” alludono a paesaggi incontaminati, estremi climatici e alla possibilità di ricominciare. Due brani vocali centrali accentuano l’arco narrativo: “The Modern Ark”, scritta insieme al collaboratore di lunga data Eric McCusker e interpretata dal cantante jazz vincitore di un Grammy Kurt Elling, immagina il mondo in coda per un’imbarcazione mitica che fugga dai danni che ha causato, solo per scoprire che la salvezza deve avvenire qui. In un elegante contrappunto, “Stop Searching for Love” vede la partecipazione dell’icona australiana Kate Ceberano, una luminosa ballata sul trovare pace e amore ovunque ci si trovi. “Sharks in the Paddock” e “Danny’s Blues” fondono il morso dell’hard-bop con moderni tocchi armonici; “The Last Piece” si apre con un tono incoraggiante, mentre “Here’s Your Change” si chiude con ottimismo e una silenziosa spinta verso una migliore amministrazione.

Pubblicato da Soul Messin’ Records, l’etichetta co-fondata da Mason per promuovere funk, soul e jazz australiani, The Modern Ark si colloca a pieno titolo accanto alla linea deep-groove del catalogo, segnandone al contempo una chiara evoluzione. Le radici del Trio, nella stessa scena che

ha prodotto Cookin’ On 3 Burners, sono evidenti nella spinta ritmica; qui l’atmosfera è più riflessiva, l’armonia più ampia, il mondo sonoro più ricco. È musica che si adatta sia a un jazz club notturno che a un bar d’ascolto in stile Kissa con hi-fi in stile giapponese. Echi di Jimmy Smith,

Brother Jack McDuff e Larry Young risuonano in tutto il disco, ma la scrittura di Mason va oltre l’omaggio. Jake Mason afferma: “Volevamo creare un album che fosse swingante e coinvolgente, ma che ti facesse anche fermare a pensare. The Modern Ark non parla di evasione, ma di consapevolezza, connessione e forse redenzione”.

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