DA FANO A DUBAI… AMICI SENZA FRONTIERE…

Secondo i dati a disposizione dell’AIRE, l’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero, sono oltre 3 mila i fanesi che vivono fuori dai confini nazionali. Per i più il legame con la terra natia è però rimasto forte, quasi indissolubile, al punto da spingerli a tornare appena gli è possibile anche se solo per qualche giorno. Coi loro appassionati racconti su Fano sono per altro i primi perfetti testimonial della nostra città, ma allo stesso tempo svolgono pure il prezioso ruolo di guide o comunque di riferimento per quanti si recano là dove essi hanno scelto di trasferirsi. Sono, insomma, Amici Senza Frontiere a tutti gli effetti. Di qui l’idea della nostra Associazione (e grazie al sostegno di Carmelo Cogliandro) di dedicargli questo spazio, per sentirci ancor più vicini nonostante le distanze e magari scoprire altri interessanti punti di vista. In questa novantunesima puntata abbiamo il piacere di ospitare Antonio Celani, che dal 2022 vive negli Emirati Arabi.

Ciao Antonio, come mai hai deciso di andare a vivere all’estero e qual è la tua attività?

<Mi occupo di e-commerce online, un’attività che consente di vendere prodotti grazie ad internet attraverso siti web. Ho iniziato la mia passione costruendo il brand di un rasoio per intimo maschile, che mi ha permesso di conoscere le complesse dinamiche di questo mondo. Già durante l’ultimo anno di Liceo sognavo di poter viaggiare e di trasferirmi a Dubai, la metropoli emiratina che spesso vedevo nei video di formazione da me seguiti mentre cercavo di entrare in una realtà fino ad allora sconosciuta. Ricordo che l’idea di poter vivere a Dubai mi attrasse molto fin da subito e me la posi come obiettivo. Desideravo infatti allontanarmi dalla normalità triste e monotona della provincia italiana, in cui avevo sempre vissuto, ed approdare in un mondo all’avanguardia dal punto di vista tecnologico, con una mentalità aperta e cosmopolita, che potesse riflettere le mie ambizioni ed i miei valori. La possibilità di conoscere altri imprenditori, i servizi istantanei, il clima sempre favorevole, la sicurezza estrema e le agevolazioni fiscali furono solo alcuni dei motivi che mi spinsero a prendere questa decisione>.

Dove stai di preciso e quali sono le sue particolarità?

<Vivo stabilmente a Dubai da circa quattro anni, ed attualmente risiedo in un building in zona Business Bay. E’ una soluzione piuttosto comune in questa metropoli, dove molti edifici residenziali e strutture alberghiere offrono numerosi servizi come palestra, piscina, spa, ristoranti ed aree di coworking inclusi nella vita quotidiana. Dubai è una città progettata per l’efficienza e il comfort: tutto è moderno, funzionale e orientato alla qualità. Grattacieli futuristici, infrastrutture all’avanguardia, sicurezza elevatissima ed una popolazione internazionale la rendono un vero hub globale, dinamico ed in continua evoluzione>.

Cosa ti manca di Fano?

<Sicuramente il passaggio improvviso da una città di provincia marchigiana, ad una metropoli nel mezzo del deserto mediorientale, non è stato semplice. Di Fano mi mancano soprattutto gli affetti: la presenza dei miei cari, degli amici di sempre e persino la quotidianità condivisa coi miei gatti. Mi mancano l’aria fresca, la quiete, il cibo genuino, il biologico, il pesce fresco e quella semplicità che solo certi luoghi sanno offrire. Allo stesso tempo, però, ho imparato che ogni scelta comporta un equilibrio: per ciò che ti toglie, ha sempre qualcosa da darti>.

Hai avuto problemi di ambientamento e se sì quali?

<La lingua inglese è stata indubbiamente una delle prime difficoltà, anche perché sono arrivato a Dubai senza conoscere molte parole ed ho dovuto quindi imparare a parlare direttamente sul campo giorno dopo giorno. Anche l’impatto culturale non è stato immediato: se ad un primo sguardo Dubai può sembrare un luogo da sogno, col tempo emergono lati più oscuri, come una certa artificialità diffusa, pratiche burocratiche spesso rigide e un mondo basato parecchio sull’apparenza. Anche il clima e le relazioni umane, inoltre, richiedono un periodo di adattamento. Come ho già detto è una città che offre tantissimo, ma che mette anche alla prova. Motivo per cui non amo restarci per troppi mesi consecutivi, infatti ogni tanto sento il bisogno di cambiare aria prendendo un volo e facendo un break momentaneo>.

C’è qualcosa che porteresti dagli Emirati?

<Credo che ogni luogo abbia una propria identità e che non andrebbe snaturato, mescolando modelli diversi. Fano e Dubai sono realtà molto distanti, ognuna coi suoi punti di forza ed i suoi limiti. Se però dovessi portare qualcosa dagli Emirati, sarebbe una mentalità più aperta, orientata al futuro e meno condizionata dal giudizio altrui. Un approccio che valorizza l’iniziativa personale ed il cambiamento, in contrasto con una visione spesso più chiusa e bigotta, che caratterizza non solo Fano, bensì in generale il nostro Paese>.

Quali posti di Fano pensi possano affascinare un emiratino?

<Se dovessi invitare a Fano un amico emiratino lo porterei sicuramente a scoprire alcuni ristoranti che rappresentano i veri fiori all’occhiello della città, dove la qualità della cucina e delle materie prime racconta il territorio meglio di qualsiasi parola. Lo porterei quindi al “Kilometro 25” per la carne e da “Cile’s” per il pesce, ovvero i miei due ristoranti preferiti. Credo che apprezzerebbe molto anche il centro storico, le mura e il rapporto autentico col mare: elementi semplici ma ricchi di storia, lontani dall’artificialità a cui è abituato>.

Quali sono invece i tuoi luoghi preferiti là?

<La mia vita a Dubai è piuttosto monotona e sedentaria: passo tanto tempo a casa. Quando però esco, mi piace farlo con stile. Amo in particolare la zona della Palma: il “Raffles The Palm”, simbolo di lusso ed eleganza è uno dei miei luoghi preferiti. In occasioni speciali frequento invece il “Burj Al Arab”, il celebre hotel a forma di vela. Apprezzo molto anche l’atmosfera di Abu Dhabi, che dista circa un’ora e mezza di auto ed è assai meno frenetica ottima per un veloce rehab. Detto questo, Dubai è una città immensa e sorprendente in cui non si smette mai di scoprire nuovi luoghi e posti>.

Che piatti tipici locali faresti provare ad un fanese?

<Credo che nel complesso la cucina italiana, e quella marchigiana in particolare, non abbiano nulla da invidiare a quella emiratina o mediorientale. Ad ogni modo, se dovessi far assaggiare qualcosa a un fanese non gli farei perdere l’hummus con i pinoli, il pane arabo appena sfornato, le grigliate di carne speziate e la baklava, che è un dolce ricchissimo e profumatissimo. Piatti semplici ma ricchi di sapori, che raccontano una cultura diversa, fatta di condivisione e convivialità>.

 

 

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