DA FANO A DUBLINO… AMICI SENZA FRONTIERE…
Secondo i dati a disposizione dell’AIRE, l’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero, sono oltre 3 mila i fanesi che vivono fuori dai confini nazionali. Per i più il legame con la terra natia è però rimasto forte, quasi indissolubile, al punto da spingerli a tornare appena gli è possibile anche se solo per qualche giorno. Coi loro appassionati racconti su Fano sono per altro i primi perfetti testimonial della nostra città, ma allo stesso tempo svolgono pure il prezioso ruolo di guide o comunque di riferimento per quanti si recano là dove essi hanno scelto di trasferirsi. Sono, insomma, Amici Senza Frontiere a tutti gli effetti. Di qui l’idea della nostra Associazione (e grazie al sostegno di Carmelo Cogliandro) di dedicargli questo spazio, per sentirci ancor più vicini nonostante le distanze e magari scoprire altri interessanti punti di vista. In questa novantesima puntata abbiamo il piacere di ospitare Pietro Piccinetti, che dal 2014 vive in Irlanda.
Ciao Pietro, come mai hai deciso di andare a vivere all’estero e qual è la tua attività?
<La motivazione principale che mi ha spinto a trasferirmi all’estero è stata il desiderio di scoprire nuove culture, esplorare luoghi diversi e conoscere abitudini e stili di vita differenti. Avendo lavorato nella ristorazione fin dai miei 16 anni a Fano, io e il mio migliore amico Tommaso Caldari abbiamo deciso di trasferirci in una capitale europea per crescere professionalmente in quel settore, imparare una nuova lingua e arricchire il nostro bagaglio culturale. Dopo due mesi di ricerche e riflessioni su quale fosse la destinazione più adatta alle nostre esigenze, abbiamo scelto Dublino come punto di partenza. C’è stata nel frattempo anche una parentesi portoghese di un anno, nello specifico a Lisbona, ma, dopo essermi goduto un clima differente, per ragioni meramente economiche ho deciso di rientrare a Dublino. Durante il periodo della pandemia e con le sue conseguenti chiusure, per cause di forza maggiore sono stato quindi spinto a mettere in pausa quell’ambito lavorativo. Ho avuto l’opportunità di entrare nel mondo delle grandi aziende tech, lavorando per eBay e UPS, tornando però alla ristorazione appena ho potuto non essendo l’ambiente corporate pane per i miei denti. Nel mio percorso ho ricoperto diversi ruoli, partendo come aiuto cuoco fino a diventare manager di una pizzeria in pieno centro a Dublino>.
Dove stai di preciso e quali sono le sue particolarità?
<Vivo a Dublino dal gennaio 2014, come detto con l’intermezzo di Lisbona nel 2017. Dacché sono qui ho scelto di
abitare sempre in centro, perché è il luogo dove si respira davvero l’essenza di questa città: la sua cultura vivace, la scena musicale storica, i pub caratteristici e la grande varietà di eventi che la capitale gaelica offre quotidianamente. Una delle particolarità che apprezzo di più è che, pur essendo una capitale europea, Dublino rimane una città a misura d’uomo. È accogliente, facile da vivere e capace di farti sentire parte di una comunità. Questo equilibrio tra modernità, tradizione e dimensioni contenute la rende, a mio avviso, unica rispetto ad altre grandi città europee>.
Cosa ti manca di Fano?
<Come è naturale per chiunque viva lontano da casa, ciò che mi manca di più sono gli affetti: la famiglia, gli amici di una vita e quelle piccole routine quotidiane che solo una realtà come Fano può offrire. Sicuramente mi manca la mia vespa, con cui passavo ore a girare lungo la costa e simbolo di mille avventure. Essendo “portolotto” mi manca la Murèta del Caffè del Porto, punto di ritrovo immancabile dove ci si fermava per chiacchierare e incontrare volti familiari. Mi manca la spiaggia a due passi da casa, quel privilegio che spesso si dà per scontato finché non lo si perde; poter andare al mare in pochi minuti, anche solo per un tuffo veloce o una passeggiata serale>.
Hai avuto problemi di ambientamento e se sì quali?
<All’inizio c’è stato sicuramente un periodo di adattamento, come succede per ogni nuovo inizio in un Paese diverso. Una delle difficoltà principali è stata trovare un alloggio: io e il mio amico, nonostante lavorassimo già, abbiamo trascorso i primi sei mesi spostandoci da un ostello all’altro. Può sembrare un’esperienza dura, ma ripensandoci è stato sicuramente molto divertente… In quei mesi ho avuto la fortuna di conoscere persone straordinarie, che ci hanno aiutato sia dal punto di vista lavorativo che nella ricerca della nostra prima casa. E con molte di loro ci sono ancora molto legato. Un altro aspetto scontato, forse il più prevedibile, è stato il clima. Abituarsi al meteo irlandese è stato ed è tuttora una sfida. Anzi, ad essere sincero, credo che non ci riuscirò mai! (ndr risata)>.
C’è qualcosa che porteresti dall’Irlanda?
<Se potessi portare qualcosa dell’Irlanda a Fano, o più in generale in Italia, inizierei indubbiamente dalla meritocrazia che caratterizza l’ambiente lavorativo irlandese. Qui l’impegno, le competenze e la determinazione vengono riconosciuti e valorizzati in modo molto concreto, creando così un clima professionale più dinamico,
motivante e ricco di opportunità. Un altro aspetto che apprezzo profondamente, è l’apertura mentale a livello sociale. In Irlanda si percepisce una grande accoglienza verso chi arriva da fuori, una naturale predisposizione al rispetto delle diversità e un approccio più rilassato e inclusivo nei rapporti quotidiani. È un modo di vivere che favorisce il dialogo e la convivenza, che arricchirebbe moltissimo anche le nostre comunità in Italia>.
Quali posti di Fano pensi possano affascinare un irlandese?
<Credo che un irlandese rimarrebbe profondamente affascinato dal patrimonio storico e culturale che Fano custodisce. In particolare, le opere di epoca romana rappresentano un elemento di grande richiamo: dall’Arco di Augusto alle mura romane del centro storico. Anche la Rocca Malatestiana, con il suo fascino medievale, offrirebbe un contrasto interessante rispetto all’architettura tipica irlandese. Sono certo che resterebbero colpiti anche dagli eventi legati alla nostra storia, come la Fano dei Cesari, che riesce a rendere vivo e coinvolgente il passato romano della città attraverso rievocazioni, costumi e tradizioni che parlano direttamente alle emozioni. Fano ha quella combinazione rara di storia, mare e autenticità che, vista con gli occhi di chi arriva da lontano, può risultare davvero
indimenticabile. Non ultimo, culinariamente parlando, non ci si può perdere la settimana del BrodettoFest>.
Quali sono invece i tuoi luoghi preferiti là?
<Tra i miei luoghi preferiti in Irlanda ci sono sicuramente le Cliffs of Moher, ovvero queste scogliere a strapiombo sul mare alte più o meno 150 metri davvero affascinanti. Direi anche il castello di Malahide, vicino al quale ho lavorato per più di un anno. E il Phoenix Park, dove passo le mie giornate di sole con gli amici tra due chiacchere e un pallone>.
Che piatti tipici locali faresti provare ad un fanese?
<Sicuramente farei assaggiare il Chowder, la zuppa di pesce irlandese che ricorda un po’ il nostro Brodetto. Anche se, da buon fanese, devo ammettere che la versione locale non raggiunge proprio gli stessi livelli! Non potrei poi tralasciare la qualità della carne irlandese, indiscutibilmente eccellente. Tra i piatti più rappresentativi consiglierei inoltre il Guinness Stew, uno stufato cucinato lentamente con verdure e birra Guinness, ricco, saporito e profondamente legato alla cucina casalinga dell’isola>.