Festival Nazionale “Il Belcanto ritrovato”

IL CANTIERE DELL’OPERA

ROSSINI E I SUOI COLLABORATORI

Lunedì 21 agosto 2023 ore 11.00
Museo Nazionale Rossini Pesaro

Ilaria Narici (nella foto) è sicuramente una delle figure di spicco tra i musicologi e i filologi musicali, in particolar modo tra quelli che si occupano di opera. 

Milanese, ha studiato pianoforte e composizione al Conservatorio della sua città con Azio Corghi e Lettere Moderne presso l’Università degli Studi di Milano e di Torino sotto la guida di Giorgio Pestelli. Portano la sua firma diverse edizioni critiche di opere di Rossini, Donizetti (Il Campanello) e Verdi (Un ballo in maschera).

Attualmente è direttore scientifico e direttore dell’edizione critica della Fondazione Rossini di Pesaro e direttore generale della Hal Leonard MGB, l’azienda che gestisce la produzione di edizioni musicali, tra cui Ricordi.

 

I NOSTRI PER ROSSINI

Giovedì 24 agosto 2023 ore 21.00
Corte Malatestiana Fano
Concerto

Sabato 26 agosto 2023 ore 21.00
Piazza Duca Federico Urbino
Concerto

Questo programma si compone di una scelta esemplificativa e ragionata di alcuni brani dei “Nostri” compositori ‘minori’ inseriti nelle opere di Gioachino Rossini. Si tratta soprattutto di contributi richiesti da Rossini stesso a suoi collaboratori fidati in vista della prima dell’opera, ma in alcuni casi anche di ‘numeri’ alternativi o aggiunti in seguito con o senza l’avallo di Rossini.
La maggior parte di questi pezzi sono noti al pubblico moderno, perché fanno ormai parte integrante del titolo rossiniano, ma la gran parte del pubblico non sa che questi brani non sono usciti dalla penna dell’autore dell’opera. La qualità di questi inserti non scade e non sfigura rispetto al resto delle opere in cui sono inseriti, il che la dice lunga sull’abilità compositiva di questi ‘collaboratori’, cui peraltro Rossini non si sarebbe affidato se non ne avesse conosciuto e stimato le doti. Questi autori erano quindi parte integrante del ‘sistema produttivo’ dell’opera.
Purtroppo, non tutti questi autori sono noti con il loro nome, ma anche questo fatto dimostra come musicisti di talento agivano anche dietro le quinte, in veste di maestri collaboratori o di maestri al cembalo o semplici copisti. Per altri brani Rossini si è avvalso di autori che erano compositori di mestiere che raggiunsero fama soprattutto in Italia, come Pietro Romani o Giovanni Tadolini; altri invece erano autori di grande successo all’epoca anche all’estero, come Stefano Pavesi, Michele Carafa o Giovanni Pacini. Alcune di queste arie sono entrate definitivamente nelle opere di Rossini, come ad es. l’aria di Haly da L’Italiana in Algeri, altre furono sostituite successivamente da Rossini con composizioni proprie come per lo Stabat Mater, altre infine non facevano parte dell’originale rossiniano, ma vennero successivamente inserite in aggiunta o in sostituzione: è il caso della difficile aria di Don Bartolo “A un dottor della mia sorte”, per la quale Pietro Romani venne in soccorso dei cantanti (con il consenso dello stesso Rossini) con il brano più facile “Manca un foglio”. Questa aria divenne così d’uso comune fino al 1940, contribuendo alla tradizione esecutiva del Barbiere, da essere inclusa addirittura nell’edizione critica dell’opera.

LUIGI RICCI

PROFILO DI UN GRANDE ARTISTA

Venerdì 25 agosto 2023 ore 11.00
Museo Nazionale Rossini Pesaro
Conferenza a cura di Claudio Toscani (nella foto)

Come tanti altri compositori dell’epoca, Luigi Ricci (1805-1859) esce da quella straordinaria fucina di talenti che è il Real Collegio di San Sebastiano a Napoli (l’odierno Conservatorio di musica di San Pietro a Majella).
Qui, a partire dal 1814, studia con Antonio Furno e Niccolò Zingarelli, prendendo anche lezioni in privato da Pietro Generali. Sin dai suoi esordi professionali mostra uno spiccato interesse per il teatro d’opera. Nel corso della vita compone e fa rappresentare circa trenta opere, quattro delle quali scritte in collaborazione col fratello Federico; si cimenta nel genere del melodramma serio – che gli è forse poco congeniale, e nel quale ha meno fortuna – e in quello del melodramma semiserio, dove coglie subito un importante successo con Chiara di Rosenberg, data alla Scala di Milano nel 1831, che avrà in Europa ampia e duratura diffusione.

Ma sono soprattutto le opere comiche, fra le quali si contano molti lavori di grande successo, ad assicurare a Ricci una fama internazionale. La sua spiccata vis comica, l’abilità nel padroneggiare gli intrecci, il gusto del surreale fanno sì che Ricci – sin dai suoi primi cimenti nel genere – venga subito identificato come il campione dell’opera buffa post-rossiniana. Ricci, peraltro, ‘romanticizza’ i suoi melodrammi comici mescolandovi elementi patetico-sentimentali, coltivando cioè un registro che si accorda bene con la sua particolare sensibilità e che incontra, al tempo stesso, il gusto di un pubblico che sta mutando rispetto a quello della tradizionale opera comica. Fra i titoli che impongono il suo nome, prima, e consolidano la sua popolarità, poi, Un’avventura di Scaramuccia, presentata alla Scala nel 1834, ottiene un grande successo e circola per tutta Europa.

Un successo ancora maggiore tocca a Crispino e la comare, che esordisce a Venezia nel 1850 ed è frutto della collaborazione col fratello Federico (ma in realtà è Luigi che compone la maggior parte della musica): un’opera che viene ripresa ovunque e con grande frequenza negli anni successivi e resta nel cartellone dei teatri sino alla fine del secolo.

Le vicende biografiche di Ricci sono alquanto movimentate. Il personaggio mantiene un tenore di vita dispendioso ed è evidentemente poco capace di amministrarsi. Così problemi economici lo costringono, a un certo punto, a cercarsi un impiego stabile: nel 1837 è a Trieste, dove gli è assegnato il posto di maestro di cappella e organista nella cattedrale di San Giusto. In parallelo lavora come maestro concertatore al Teatro Grande della stessa città. In questi anni Ricci scrive soprattutto musica sacra, perdendo forse temporaneamente il contatto con il mondo del teatro; così quando fa ritorno all’opera, presentando nel 1838 Le nozze di Figaro alla Scala di Milano, va incontro a un clamoroso insuccesso.

Ma negli anni Quaranta riprende a comporre opere e il favore del pubblico gli arride di nuovo. Nella vita privata, Ricci si mostra decisamente anticonformista. Negli anni Trenta ha una figlia illegittima da una donna milanese sposata e di buona famiglia; a Trieste, nei primi anni Quaranta, conosce le gemelle boeme Ludmilla e Franziska Stolz (sorelle maggiori di quella che sarà il celebre soprano Teresa Stolz, e cantanti anch’esse) e si innamora contemporaneamente di entrambe. Ha inizio allora un singolare ménage à trois, che sarà fonte di scandalo e sconcerto in più d’una città europea. Per le due sorelle, nei mesi in cui dirige l’opera italiana al Teatro di Odessa, Ricci scrive un’opera in cui cantano entrambe (La solitaria delle Asturie, 1845).

Nel 1850 sposa Ludmilla, da cui ha una figlia; non abbandona per questo la sorella Franziska, dalla quale ha un altro figlio. Ma nel giro di qualche anno iniziano purtroppo i segnali dello squilibrio mentale e del decadimento psicofisico che portano in breve Ricci all’internamento (1859) nel manicomio di Praga, dove muore poco dopo.

Programmi, interpreti ed approfondimenti: tutto il programma completo dell’edizione 2023

  • 21/08 Il cantiere dell’opera
  • 24/08 I Nostri per Rossini
  • 25/08 Luigi Ricci
  • 25/08 Il birraio di Preston
  • 26/08 I Nostri per Rossini
  • 27/08 Il Belcanto marchigiano
  • 01/09 In viaggio col Belcanto: Napoli
  • 02/09 Il Belcanto marchigiano
  • 03/09 In viaggio col Belcanto: Napoli

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