FANESI ALL’ESTERO AL TEMPO DELLA PANDEMIA parte 1

Ecco come stanno vivendo questo periodo destinato a passare alla storia i fanesi che vivono all’estero, chi più chi meno condizionati dagli effetti della pandemia da Covid-19.

Ferrante Rovinelli – Praga (Repubblica Ceca)

<Qui il lockdown diciamo che ha funzionato benissimo, secondo i dati infatti ci sono stati 7000 infetti e 200 morti. Per questo facciamo fatica a capire il perché non si torni almeno ad una parvenza di normalità e la sensazione che hanno i cechi, che sono stufi di questa situazione essendo poco tolleranti alle restrizioni visto che sono stati a lungo sotto un regime, è che ci sia stato molto terrorismo mediatico. Alimentari e supermercati come in Italia sono sempre stati aperti ed hanno ripreso a lavorare anche altre attività con vendita al pubblico, tipo centri dove si comprano materiali per la casa e per il giardinaggio. Io come imprenditore, nello specifico proprietario di un ristorante, ho ricevuto un sostegno economico di 1000 euro accreditato dopo appena tre giorni dalla mia richiesta. Inoltre, per sei mesi non pagherò la tessera sanitaria e neanche i versamenti per la pensione. E non è una sospensione, bensì un vero e proprio aiuto statale. Naturalmente noi della ristorazione stiamo rimettendo tanti soldi, dato che il grosso degli affari si fa coi turisti, però speriamo di poter ripartire presto e che non ci sia la temuta nuova ondata in autunno>.

Ilaria Paci – Dubai (Emirati Arabi Uniti)

<Qua siamo anche noi in lockdown. Siamo chiusi in casa, non si può uscire se non per emergenza ed ogni tre giorni per andare a fare la spesa. Per quest’ultima occorre richiedere un permesso speciale alla Polizia tramite una app e comunque, una volta ricevuto l’ok, puoi recarti solamente nel supermercato più vicino alla tua abitazione ed all’ingresso ti viene misurata la temperatura corporea. Obbligo di mascherine e guanti, con multe salate per chi contravviene. Tutte le sere, dalle 20 fino all’alba circa, effettuano una sorta di disinfestazione delle strade. Se hai i sintomi del Covid-19 puoi prendere appuntamento e recarti a fare il tampone senza nemmeno dover scendere dall’auto, ed il test è gratuito anche se sei anziano o in condizioni particolari. Se invece lo vuoi fare per un tuo scrupolo o per curiosità, allora paghi la prestazione che è di 370 dirham ovvero poco più di 90 euro. Hanno tra l’altro allestito 3000 letti per gli ammalati nel polo fieristico di Dubai, dove si è curati gratuitamente nonostante qui la Sanità sia privata. Sembra che adesso vogliano un po’ iniziare a riaprire, con una fase 2 che dovrebbe coincidere grosso modo con quella dell’Italia. Inoltre c’è da dire che da domani comincerà il Ramadan, quindi staremo a vedere che decisioni verranno prese. Quanto al mio lavoro, “Mazmi Coffee&More”, siamo chiusi da più di un mese. Io però mi sono inventata questo ice cream box con il gelato e i toppings e sto ricevendo un sacco di ordini in quanto molte famiglie coi bambini lo ordinano come attività da fare insieme>.

Dana Sirena Gasparoli – Isola di Flores (Indonesia)

<Io vivo in un’isola, quindi lontana dalla capitale e dalla zona definita rossa. I casi di cui si parla in Indonesia sono concentrati nell’area di Jakarta e Giava, mentre qui anche se non si compiono test non sembrerebbero essercene. Il nostro presidente sta per altro attuando una politica assai diversa da quella italiana, ossia non un rigido lockdown e si evita di generare panico nella popolazione. Non so quindi quanto possano essere attendibili i dati che circolano, che in Indonesia parlano di 7700 positivi e 650 morti. Sta di fatto che a Flores, dove sto io, è comunque tutto chiuso. Il parco nazionale di Komodo non riaprirà prima di fine maggio e lo stesso vale per diving center e negozi. I ristoranti ugualmente sono chiusi nonostante potrebbero lavorare sino alle 20, ma alcuni di essi però effettuano il servizio a domicilio. Quindi a livello di business c’è da mettersi le mani nei capelli: io ho dovuto chiudere a fine marzo il fast-food “Burger Time” ed il mio ristorante “La Cucina”, nel quale sono stata costretta a licenziare il 70% dello staff, funziona solo delivery e take away. In compenso stiamo bene e possiamo uscire anche per fare qualche passeggiata in campagna o giro in motorino>.

Alfredo Perugini – Londra (Inghilterra)

<A Londra si esce solo per acquisto di cibo, medicine e, se non puoi farlo da casa, per andare a lavorare. Possiamo fare una breve e soft attività fisica ed abbiamo limitazioni negli spostamenti coi mezzi pubblici. Diciamo però che non sono delle vere e proprie restrizioni o divieti, sono dei forti suggerimenti. Tendenzialmente la gente lo sta capendo, cerca di mantenere le distanze per strada e nei supermercati, ma ancora se ne vede parecchia in giro ed è difficile per la Polizia verificare che chi viene fermato abbia o meno delle valide ragioni. Il centro ovviamente è pressoché deserto, non essendoci turisti. Un lockdown all’italiana qui comunque non l’avrebbero potuto fare, perché lo avrebbero considerato una violazione della democrazia e in Inghilterra non esiste una cosa del genere. Io essendo lavoratore autonomo sono fermo dal 17 marzo, per cui mentalmente non è semplice. Ma… forza e coraggio! Aspettando anche il preannunciato sostegno economico governativo, in arrivo a quanto pare a giugno, quando dovrebbero passarci l’80% della media dei profitti mensili degli ultimi tre anni per i mesi in cui non si è lavorato>.

Fabio Andreoli – Kildare (Irlanda)

<Qui è tutto chiuso tranne supermercati, farmacie e negozi per i beni di prima necessità e la maggior parte dei ristoranti fa take-away. Le norme comunque sono meno restrittive rispetto all’italia, ci si può spostare per una distanza massima di 2 chilometri da casa e c’è il distanziamento sociale dappertutto. Le mascherine sono consigliate, ma c’è pochissima gente che le indossa. In generale devo dire che le strade sono abbastanza trafficate, anche troppo secondo me. Al momento i casi accertati sono 15000 e 700 i morti. Il grande villaggio Outlet dove lavoro (ndr come pure la compagna Consuelo Falghera) chiaramente è chiuso, però lo Stato ci riconosce 350 euro alla settimana>.

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