QUEI MALEDETTI ANNI ’80

Quei Maledetti Anni ’80 è un talk dedicato alla storia culturale, sociale e musicale di Ancona e del suo territorio durante gli Anni Ottanta: un decennio complesso e vitale, capace di lasciare un’impronta profonda nella vita collettiva della città.


 Ideato e condotto da Nicolhouse e Antonella Veroli, il progetto unisce narrazione, musica, immagini e memoria collettiva per restituire il ritratto di un periodo in cui Ancona stava cambiando volto, linguaggi e immaginari. Il racconto attraversa il decennio anno per anno, intrecciando dischi, mode, programmi televisivi, fenomeni musicali e trasformazioni urbane che hanno segnato una generazione: dai pomeriggi con Deejay Television alla diffusione della new wave e delle culture pop internazionali, dalla vita notturna alla nascita di nuove sottoculture giovanili.
 Ancona non è semplice sfondo, ma protagonista attiva di questo percorso: una città che in quegli anni si è specchiata nella propria giovinezza, tra desiderio di apertura, contraddizioni sociali e nuove possibilità di espressione.

Un ruolo centrale è affidato ai luoghi e ai dispositivi culturali che hanno animato la vita quotidiana della città: club e pub come il Black Moon e l’Amapolas, spazi di socialità e sperimentazione musicale; le radio locali – da Radio Conero a Kiwi e Radio Luna – che hanno costruito nuovi immaginari sonori e accompagnato intere generazioni; i negozi di dischi, veri presìdi culturali in cui si formavano gusti, identità e appartenenze. Realtà diverse ma complementari, che hanno contribuito a creare un ecosistema urbano vivo e oggi in parte scomparso, e che rappresentano un patrimonio di memoria collettiva da rileggere e valorizzare.

Accanto alla dimensione musicale e culturale, il talk affronta anche il contesto sociale e umano del decennio: le identità queer ancora sommerse, le relazioni vissute spesso in forma invisibile, l’impatto dell’AIDS sulle comunità e sui legami personali, le storie di chi ha attraversato quegli anni e non c’è più. Un racconto che restituisce complessità, evitando la nostalgia fine a sé stessa, per interrogare il presente attraverso il passato.

 

A impreziosire l’incontro, la partecipazione di Kruger Agostinelli, special guest della serata e figura chiave della storia musicale marchigiana.
 Storico DJ e capogruppo per le Marche dell’Associazione Italiana Disk Jockey, Kruger ha attraversato da protagonista alcune delle stagioni più significative del clubbing regionale, suonando nei principali club dell’epoca – tra cui Covo Nord Est, Krakatoa, Papagayo, Carillon e Piranha. Parallelamente all’attività nei club, è stato protagonista della radiofonia locale, da Radio Conero International a Radio Senigallia, fino alla sede regionale RAI, contribuendo alla diffusione di nuovi linguaggi musicali.
 Proprietario dello storico negozio di dischi Disco Fantasia di Falconara Marittima, Kruger rappresenta una figura oggi rara: quella del DJ come mediatore culturale, osservatore attento e testimone diretto di un’epoca di grande fermento creativo.

Il progetto si inserisce coerentemente nel percorso di ricerca di Nicolhouse (nome d’arte di Nicolò Antonini), DJ, grafico e progettista culturale marchigiano, da anni impegnato nello studio della club culture come fenomeno sociale e politico. Dal 2020 è ideatore di Disc Jockey Time, progetto storico-culturale e archivio digitale dedicato alla ricostruzione del movimento clubbing delle Marche dal 1969 al 1999, che ha dato vita a una mappatura di club, radio, negozi di dischi, artistə e operatorə culturali, diventando nel tempo anche format radiofonico e piattaforma narrativa.
 Attraverso format come Lazzaselecta, After Tea – House Party, Jazz Not Jazz e Club1984, e con progetti espositivi come Club Culture Movement, Nicolhouse continua a indagare la musica come linguaggio collettivo, spazio di libertà e strumento di memoria attiva.

Quei Maledetti Anni ’80 si configura così come un’esperienza culturale e partecipata, capace di far risuonare la memoria di chi c’era e di offrire alle nuove generazioni strumenti per comprendere una stagione che ha contribuito a definire l’identità contemporanea della città.
 Un invito a guardare indietro non per nostalgia, ma per capire da dove veniamo — e cosa può ancora insegnarci quel decennio così strambo, elegante e irripetibile.

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